Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918; MOVIMENTO CATTOLICO ITALIA 1915-1918
anno <1986>   pagina <328>
immagine non disponibile

328 Roberto Morozzo della Rocca
sigente rigida avrebbe avuto propensioni diverse da quello di zone a tradi­zione clerico-moderata; e via dicendo. Bruti Liberati ritiene comunque che, nell'insieme, il clero italiano visse la guerra con un certo senso di ostilità e di estraneità , con solo qualche raro sincero entusiasmo bellicista. È difficile dare per certa una simile conclusione, anzitutto perché le fonti di Bruti Liberati, sia pure utilizzate con rigore critico, sono prevalentemente le carte delle autorità stesse che erano preposte al controllo del clero, e non rappresentano dunque un'espressione diretta delle opinioni del clero. Né peraltro, a fermarsi su queste carte di autorità pubbliche, si ha l'impressione che sia possibile procedere a giudizi netti in un senso o nell'altro, ossia circa il favore o al contrario l'opposizione del clero alla guerra. La posizione del clero nel paese, pur ammettendo l'esistenza al suo interno di orienta­menti fortemente sbilanciati in senso nazionalistico, non può se non forza­tamente essere definita con chiarezza prò o contro la guerra. Nell'atteggia­mento dei clero è possibile al più riconoscere un insieme di sollecitazioni e pressioni culturali e sociali, l'una contrastante con l'altra. Così al rifiuto della guerra, naturale per la coscienza cristiana e spesso rinforzato dalla vicinanza al pacifismo del popolo in cura d'anime, corrispondeva la collabo­razione con le autorità impegnate al massimo per il successo nella prova bellica. Era la collaborazione dovuta, anch'essa in forza di una formazione religiosa che, mentre rifiutava la violenza, esigeva pure il rispetto dell'auto­rità costituita ed il culto dei valori d'ordine e ubbidienza. Ma era altresì la collaborazione concessa per quel fenomeno di ralliement, di desiderata unione pubblica tra religione e patria, che taluni preti non meno di tanti cattolici borghesi volevano per poter reclamare la piena cittadinanza dei cattolici nello Stato e la messa al bando dell'anticlericalismo residuo della classe dirigente liberale.
Le ragioni del clero erano dunque ben lontane da quelle dell'interven­tismo. Il risultato della sua condotta tuttavia non era solitamente contra­stante con l'unione nazionale invocata dai governi di guerra e con la sotto­missione al dovere bellico che il vario interventismo e le autorità chiedevano al paese. In questo senso si può parlare di un contributo indiretto, di un sostegno di riflesso, offerto dal clero alla guerra italiana, ben diverso è bene sottolinearlo dal contributo e dal sostegno offerti da certa dirigenza cattolica laica che condivise gli entusiasmi patriottici della sua classe sociale.
Franzina, nella sua analisi di lettere contadine e di diari di parroci di campagna, coglie la complessità dell'atteggiamento del clero quando rileva che, nello stesso parroco di campagna, le sentite aspirazioni alla pace e la deprecazione della guerra, le lamentele per il cattivo andamento del­l'economia locale e la crescente immoralità della società in guerra, la coster­nazione e il dolore sincero per i lutti prodotti dalla guerra, si sposano e convivono con gli inviti rivolti ai fedeli a compiere tutto il loro dovere di buoni cittadini, con il rispetto predicato delle autorità civili e militari, con l'accettazione leale e disciplinata dell'emergenza bellica, fino all'esultanza per l'occasionale vittoria delle armi italiane.60 Non era un simile clero che poteva facilmente concordare con quanto compariva nelle tante pubblica­zioni e foglietti di tono religioso e nazionalistico insieme, che venivano dif-
o Cfr. FRANZINA, op. clt., pp. 136-137.