Rassegna storica del Risorgimento
ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
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1986
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336
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Emilia Morelli
Casa su su fino alla carica di Ministro. Le carte di questo periodo sono poche; si tratta, spesso, di telegrammi. Compaiono i nomi di Emilio Ponzio Vaglia, Giovanni Visone, Giulio Carminati di Brambilla, Ugo Brasati, Achille Grimni, Cesare Correnti (12 lettere 1883-1884 per l'ordine mauriziano). Sono cinque i telegrammi di Umberto I, mentre i rapporti con Emanuele Filiberto, duca d'Aosta, sono molto più cordiali e continuano con il figlio Giacomo (13 lettere tra il 1910 e il 1928).
Urbano, comunque, ha conservato a parte tutti i diplomi delle nomine e delle onorificenze accanto alle lettere di congratulazioni e i ritagli del 1892 per la sua nomina a ministro della Real Casa e quelle per le sue dimissioni due anni dopo.
Dal gennaio 1894 entrerà al Senato e otterrà, poi, il titolo di Ministro di Stato. Sarà Filippo Terzaghi a esprimere il rincrescimento del principe di Napoli per le dimissioni dall'amministrazione della Real Casa, mentre gli scriverà direttamente il duca d'Aosta. Il figlio Giacomo raccoglierà le moltissime testimonianze di affetto che gli giungeranno nel 1911 per la malattia e poi per la morte del padre.
L'ambiente che ruota attorno a Rattazzi è sostanzialmente di destra, ma non mancano testimonianze di rapporti anche con uomini di sinistra. Ecco alcuni nomi. Federico Bellazzi il 13 settembre 1867 scrive: T'assicuro, amico, che non so famigliarizzarmi colla idea di allontanarmi da tuo zio! Basta che Dio me la mandi buona . Francesco BicUscliini, per chiedere un favore, gli sciorina tutta la sua biografia il 3 aprile 1896. Stefano Canzio lo ringrazia (1905) e così Domenico Cariolato. Più stretti i rapporti con Achille Fazzari, il quale, il 15 marzo 1907, ricorda un colloquio con lo zio nel giugno 1862 per la eventuale nomina di Menotti Garibaldi a comandante della guardia nazionale antibrigantaggio, quello nel quale Rattazzi avrebbe letto la lettera di Cavour del '57 dopo il colloquio con Manin, colui che credeva nell' Unità d'Italia e simili corbellerie . Chiede al senatore di dargli conferma dell'incontro al quale era presente e finisce: Tuo zio lavorò per l'Unità d'Italia più di Cavour, ma questi seppe furbescamente sfruttarlo ed attribuirsene tutto il merito . Menotti Garibaldi scrive 4 lettere (1894-1896), Stefano Turr una nel 1896.
Uguale freddezza si nota anche con i ministri di sinistra. Sono solo tre, per esempio, le lettere di Benedetto Cairoli (1881-1884) e una di Depretis. L'uomo che Rattazzi decisamente non amava era Francesco Crispi. Le sei lettere (1875-1894) sono formali; ne segnalo solo una del 1884 sulla convenzione tra Casa Reale e Benedetto Garberini per l'acquisto di Villa Ada. Carlo Alfieri di Sostegno (5 lettere 1894-1896) si sfoga nel 1894 contro le riforme elettorali di Crispi; Camillo Eugenio Garroni, nello stesso anno, per le sue vicende come prefetto. Rattazzi, invece, risponderà nel 1904 a Lina Crispi che gli chiederà di testimoniare che alcuni suoi gioielli le erano stati donati dal Re. Restano da citare le lettere di Felice Cavallotti all' Illustre e gentilissimo amico del febbraio 1897, ma, soprattutto, una del 5 febbraio 1895: * Ella sa quanto la malignità e la miseria morale di certa gente abbiano ricamato sopra i nostri pretesi rapporti non esistiti mai. Si vedranno e Rattazzi annoterà che nel colloquio sì era parlato anche di Crispi, il quale appariva a Cavallotti fuori della Costituzione .
Eminenza grigia era ritenuto il senatore Rattazzi. Non meraviglia, quindi, il trovare fra i suoi corrispondenti gran numero di giornalisti, a comin-