Rassegna storica del Risorgimento

ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno <1986>   pagina <341>
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Libri e periodici
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di Trastevere: la sua Gescìùckte è tutta fondata sul medioevo, nell'arco temporale dalle invasioni barbariche al pontificato di Clemente VII. Quella del Reumont venne iniziata circa dieci anni dopo, nel 18òò, e, pur prendendo le mosse dalle origini di Roma per giungere al 170, presenta una parte centrale assai estesa dedicata al medioevo, in cui la mancata presenza delle fonti inedite viene sopperita da una messe straordinaria di opere edite, che mettono in evidenza la rara conoscenza bibliografica dell'autore.
Come fa rilevare U Forni, entrambe le storie ebbero un sostrato preparatorio, il Gregorovius, subendo il fascino di Roma medievale, scrisse nel 1857 un'opera che si può definire di introduzione a quella più nota, Die Grabdenkmdler der ròmisclwn Pàpste: una riflessione sulle tombe papali da cui scaturisce l'idea del papato quale forza ineluttabile, saldamente impressa nella nazionalità latina. Il Reumont, influenzato dall'ambiente storio­grafico fiorentino (nel 1846 aveva tradotto in tedesco le Istorie fiorentine) e sensibile allo splendore culturale del Quattrocento, considerava il medioevo come un momento di pas­saggio, in cui il papato rappresentava una potenza capace di superare i tempi difficili per esplicare la sua grandiosità nella Controriforma.
Per quanto attiene in particolare alla polemica, essa fu originata da un articolo dèi 1875 di Friedrich Aithaus sul giornale di Augusta, che esaltava l'ultimo volume nonché l'opera tutta dello storico prussiano e attaccava quella del Reumont, centone del Cantù e dello stesso Gregorovius basato su sole fonti edite. Ne derivò la pronta difesa delia propria opera da parte del Reumont, tanto più che già alcune recensioni avevano privilegiato la fatica del Gregorovius e soprattutto il suo stile poetico e vagamente fantasioso. Si rimproverava, insomma, al Reumont di aver scritto più tardi, senza ricordare che la precedente opera del Papencordt poneva l'avversario nella stessa posizione. Il Forni pone in luce il fatto che la polemica deve essere attribuita ai contemporanei piuttosto che ai protagonisti, rilevando anche la mancanza di contatti epistolari tra i due storici durante gli anni cruciali, tra il 1871 e il 1888, nel fitto carteggio che copre la durata di trent'anni. La polemica che vi fu, insomma, va attribuita piuttosto alla diversità delle opere che non a un dissidio personale.
È merito precipuo del Forni l'avere evidenziato l'influenza sulle due opere degli avvenimenti coevi, ed in particolare della situazione politica determinatasi con il 1848. Tanto il Gregorovius quanto il Reumont sono inclini a tradurre in un passato più o meno idealizzato le inquietudini del presente. Gli eventi del 1848-49 spinsero il Reumont, che era allora consigliere dell'ambasciata prussiana a Roma e che aveva seguito Pio IX in esilio a Gaeta, a redigere la sua opera, anche se la committenza formale venne dall'alto, dallo stesso Massimiliano II di Baviera. Quanto alla storia del Gregorovius, essa può essere considerata la conseguenza della crisi della storiografia tedesca post-quarantottesca , che indusse lo storico prussiano a spostare i propri interessi dalle vicende della Polonia a quelle di Roma nel medioevo o meglio del medioevo di Roma.
L'esemplare disamina che il Forni conduce nella parte del volume dedicata a Figure e ideali romani (da Gregorio Magno a Ottone I e a Gregorio VII, dalla Renovatio Senatus ad Arnaldo da Brescia e a Cola di Rienzo), risulta essenziale per comprendere la diversa immagine di Roma nell'interpretazione dei due storici. Se entrambi concordano nella considerazione del predominio politico e culturale dell'impero germanico e nel collegamento tra la tenue municipalità romana e il nuovo elemento borghese emergente, essi non sono in ugual misura consenzienti in quanto attiene al papato. Per il Gregorovius la formazione dello Stato della Chiesa fu un piano prestabilito, inteso ad eliminare l'ingerenza dell'impero; per il Reumont, invece, fu il prodotto di un progressivo concorrere di situazioni politico-religiose favorite dal disordine istituzionale della città e dalla debolezza della sua forza municipale.
Ambedue le opere ebbero termine negli anni settanta, in un momento assai delicato per lo Stato pontificio e in pari misura, ma con diversa risposta avvertito dagli scriventi. 11 Reumont denunciò, nel Pro Romano Pontifica, la slealtà di Vittorio Emanuele II nei confronti di Pio IX; il Gregorovius scrisse suìV Augsburger Allgemeine Zeitung un articolo, Die Sturz des Papsltums in Rom, che, per quanto anonimo, gli valse la messa all'indice della sua opera in originali germanico et in quocumque alio idiomate . Nonostante ciò