Rassegna storica del Risorgimento

ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno <1986>   pagina <342>
immagine non disponibile

342
Libri e periodici
la storia del Gregorovius, oggetto di svariate traduzioni, ebbe un largo pubblico di lettori, méntre quella del Reumont, riservata ai dotti, cadde presto nell'oblio.
Al di là della polemica sulla priorità della stesura, sui metodo affrontato, sui contrasti che si determinarono, in ultima analisi, il Forni considera assai suggestivamente il Gregorovius e il Reumont ambasciatori di cultura tra Italia e Germania, verso la Germania il primo, verso l'Italia il secondo . Costituiscono, dunque, entrambi, in tal senso, un esempio indiscusso per tutti coloro che vollero proseguire e approfondire lo studio della storia medievale di Roma.
LAURA MOSCATI
GIORGIO ROSSI, L'Agro di Roma tra '500 e '800. Condizioni di vita e lavoro, presentazione di MASSIMO PETROCCHI; Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1985, in 8, pp. 314. S.p.
Massimo Petrocchi, anni addietro, studiando Roma nel Seicento, ha notato la complessità del rapporto tra la città e l'area circostante e la tragica situazione dei braccianti.1)
Vittorio Emanuele Giumella, nel suo lavoro sulla Roma del secolo successivo, il XVIII, ne ha sottolineato la posizione geografica al centro di una vasta plaga spopolata e infeconda.2)
Ma, al di là del giudizio e delle considerazioni degli storici, le impressioni e le descrizioni dei viaggiatori, tra i quali si ricordano il Montaigne e il fionstetten, e le testimonianze più tecniche di economisti e di medici, quali Petronio, Doni, Sanquirico, Nuzzi, Mercuriale. Cacherano, De Matthaeis e Cancellieri hanno recato l'immagine e la definizione di una regione desolata dalla malaria e dal più profondo squallore economico. Giorgio Rossi ha studiato l'Agro romano, area diversa dalla Campagna romana e che è stata definita lo ricorda Massimo Petrocchi nell'accorta presentazione dal-l'Eschinardi e dal Cingolani alla fine del '600 e, più tardi, dal Catasto di Pio VI del 1783 e dal Nicolaj. Il tema e l'oggetto, la categoria dei lavoratori agricoli avventizi, i cosiddetti monelli, potevano facilmente condurre su vie ideologiche preformate e il tono poteva assu­mere connotati di classe: ciò non avviene nella maniera più esplicita.
Le questioni sociali, di lavoro e religiose sono inquadrate a partire dal decreto della Congregazione della Visita Apostolica del 1660, ohe cercava, senza riuscirvi, di garantire coloro che da ottobre a maggio erano assunti per mondare il campo seminato a grano . Rossi esamina poi a lungo il rapporto numerico tra le diverse categorie di lavoratori dell'Agro, e in modo particolarmente minuto tra quelle dei monelli, dei pastori e dei bifolchi. Proprio nel rapporto con i pastori e con i bifolchi, l'A. smentisce le tesi avanzate negli ultimi due secoli, sull'età eccessivamente bassa dei monelli, provandone la media attorno ai ventidue anni per gli uomini e ai venti per le donne.
Altro apporto rilevante alla ricerca storiografica è costituito dai dati sulla prove­nienza. Se è vero che i lavoratori erano originari di diocesi laziali, umbre, marchigiane e abruzzesi, la percentuale più consistente era dovuta a due circoscrizioni ecclesiastiche del Regno di Napoli, Sora e Sulmona.
Lo studio, capillarmente condotto da Rossi, con nozione piena della bibliografìa esistente e con una documentazione archivistica di dettagliata ricchezza, nell'arco pluri­secolare (Seicento-Novecento) dimostra la persistente precarietà della classe dei monelli e offre un quadro eloquente sulle strutture di lavoro e religioso-assistenziali esistenti nell'Agro.
Il volume reca, altresì, con la dimostrata acquisizione dei più aggiornati strumenti
M. PETROCCHI, Roma nel Seicento, Bologna, 1970, pp. 58-65. 2) V. E. GIUNTELLA, Roma nel Settecento, Bologna, 1971, p. 55.