Rassegna storica del Risorgimento

ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno <1986>   pagina <350>
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350 Libri e periodici
dirla con Salvemini, che nella metropoli coltivano le arti liberali e le professioni accademiche con perfetto inserimento, gusto e successo delia scalata sociale, delle relazioni influenti, del potere, insomma, con tutte le sue anticamere ed i suoi corridoi, e di tanto in tanto tornano a rinverginarsi , per così dire, nel patrio suolo, dove riscoprono, o credono e dicono di riscoprire, il profumo dei buoni sentimenti, le virtuose ispirazioni, il clima di quando i mulini erano bianchi di televisiva memoria, bella Italia, bel mondo, età felice, Dolce stato mortai , per tornare a Leopardi e ad uno dei suoi nuovi credenti che sembrano anticipare d'un secolo e mezzo il tipo culturale e sociologico che ci siamo provati a tratteggiare.
L'A., come tutti costoro, scrive con estrema finezza, con un buon gusto grondante di ottime letture e di una naturale eleganza di giudizio e di stile, ma non si riesce esattamente a comprendere di che cosa scriva, perché il suo non è un libro di memorie né un romanzo storico né tanto meno un lavoro di storia tout court sfuggendole del tutto, da quest'ultimo punto di vista, i problemi autentici e ben vistosi nei quali le accade d'imbattersi.
Attraverso, infatti, le vicende biografiche di Domenico Trotta (1792-1872) e la lunga sopravvivenza notabilare del figlio Luigi Alberto, il lettore, dall'osservatorio di Toro, un paesello della valle del Tappino a sud di Campobasso, è condotto a confrontarsi un po' con tutte le radicali trasformazioni ambientali ed istituzionali del Molise nel corso del­l'Ottocento, dal terremoto del 1805, che ne alterò definitivamente l'equilìbrio interno strut­turale, a Campobasso capoluogo di provincia e perciò centro di formazione d'una classe dirigente burocratico-intellettuale anziché commerciale e mercantile come era stata nei secoli precedenti, dalla questione ferroviaria all'emigrazione ed a quel singolare fiorire della massoneria che da Presutti a Cannavina fino appunto a Pietravalle rappresenta una parti­colare forma d'aggregazione civile e di consenso culturale, tutta da studiare, della società molisana.
Domenico Trotta s'inserisce in questo discorso con connotati tutti suoi ma affini, ad esempio, a quelli di un Michelangelo Ziccardi o di un Alfonso Filìpponi, e che si direbbero a mezzo tra Manzoni e Gioberti in una sorta di neoguelfismo ante litteram rafforzato e giustificato dal fiorentinismo come ricerca, tanto ideologica quanto linguistica, della via all'unità nazionale, donde i Dialoghi apologetici che non a caso vedono la luce a Montecassino nel 1847 e soprattutto la battaglia di retroguarda (nel 1858!) contro kantiani ed hegeliani in nome di un empirismo che è piuttosto il buon sensismo gesuitico di settecentesca memoria.
Di tutto questo panorama abbastanza ricco e mosso nelle sue dimensioni provinciali nulla di nuovo emerge nelle pagine dell'A., che si limita tra l'altro a proporre un inedito d5 Gabriele Pepe (il parallelo tra Cesare e Napoleone, a netto vantaggio di quest'ultimo, con le osservazioni del Trotta e la replica del Pepe) senza addentrarsi nella complessa temàtica che in propòsito era stata impostata e condotta acutamente avanti dal compianto Pasquale De Lisio.
E non si parla dei giudizi di Tommaseo sulle opere che Luigi Alberto dedica a Zurlo ed a Bozzelli in un periodo 1870-1871 assai delicato per il ripensamento e la siste­mazione di un certo canone che si avvia a diventare ortodosso circa le origini del Risorgi­mento, né delle numerose lettere di Cantù che risultano disarticolate dal loro contesto culturale e politico, né tanto meno di quegli studi dialettali di Luigi Alberto fra il 1879 e il 1891 che richiamano la contemporanea classica monografia del D'Ovidio su Campobasso, tutti spunti, suggerimenti, stimoli, che rimangono senza eco in un libro come questo.
Sono anch'io un gentiluomo, se non un notabile, di provincia, ed avrei voluto battere Nicoletta Pietravalle con un fiore, e poter così aspirare al- privilegio di baciarle la mano.
Ma mi accorgo di aver adoperato un nodoso randello: all'arte Non sempre appieno esce l'intento, e spesso La penna un poco dal pensler si parte .
RAPPABLB COLAPIBTOA