Rassegna storica del Risorgimento

ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno <1986>   pagina <353>
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Libri e periodici
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della Sinistra meridionale: sugli anni giovanili di Domenico D'Apice, braccio armato di Mazzini nel moto di Val d'Intelvi, si ignora pressoché tutto, e la situazione non varia di molto con ì fratelli Achille e Gaetano Del Giudice. Per alcuni fidati amici genovesi di Mazzini, quali Agostino Castelli (o Castello: qui anche il cognome non è sicuro). Felice Casaccia, Giacomo Damele e Felice Dagnino, capita di dover limitare a pochissime parole la descrizione dell'ambiente familiare e dell'avviamento all'impegno politico attivo. In simili condizioni come è possibile accertare, come tenta di fare Lovett, il ruolo della famiglia nella politicai socialization dei personaggi studiati, e come si fa a considerare preminente, all'interno del campione selezionato. the intergenerational transmission of politicai values (p. 68)? È vero, peraltro, che i nomi da me appena fatti non figurano nel campione propostoci da Lovett (il cui elenco è riportato in appendice al volume. pp. 241-245); ma un riflesso delle difficoltà sopra accennate lo si può cogliere nel frequente ricorso, da parte della studiosa americana, a forme dubitative per l'indicazione della data di nascita o di morte dei democratici selezionati: per gente come G. Dassi, E. Gentilini. G. Guttiérez. C. Mazzoni, C. Mileti e parecchi altri ancora viene proposto un anno di nascita approssimativo (né mancano gli errori: le date di morte di Costabile Carducci, A. Mario, F. Orsini sono vistosamente inesatte). In linea più generale penso si possa dire che per notizie di base sul 50 dei democratici scelti si debba ancora fare ricorso al Dizionario di Michele Rosi.
Ciò quanto al metodo. Sul merito devo dire che questa ricerca, pur se condotta spesso su materiale di prima mano (si veda il lungo elenco di fonti archivistiche alle pp. 246-247), non sembra offrire molte novità: una delle conclusioni più sicure, che cioè la democrazia italiana fosse per la quasi totalità di origine urbana (140 sui 146 del campione esaminato), era già acquisita e va comunque riferita, tenendo conto del poten­ziale lettore americano non necessariamente al corrente delle condizioni dell'Italia di metà Ottocento, ad una civiltà che, per quanto urbanizzata rispetto ad altri paesi dell'occidente europeo, conservava larghi residui strutturali e sovrastrutturali di un passato conta­dino. Certamente più originale è l'analisi delle fortune elettorali di questi democratici. 65 dei quali finiranno nel Parlamento del Regno d'Italia a rappresentare gli interessi di una classe, appunto la borghesia urbana medio-piccola, che era ben lontana dal cullare propositi di rivoluzione agraria. C'è però da dire a questo punto che sarebbe stata auspi­cabile una definizione preliminare da parte dell'A. dell'oggetto del suo studio: demo­cratico è termine dai contorni troppo imprecisi se adoperato per designare il molteplice modo dì porsi rispetto al problema italiano di mazziniani, federalisti, giacobini, rivoluzio­nari, liberal-rivoluzionari, repubblicani ecc. Chissà, forse è proprio per questo che qui da noi una storia globale della democrazia italiana così come la intende Lovett non è stata ancora scritta; se il punto di partenza deve essere costituito da una ideologia che tenga insieme tutte queste forze, allora si può tentare, come è stato fatto, una storia del buonarrotisrao o del mazzinianesimo o del federalismo democratico o, per gli anni a cavallo dell'Unità, del Partito d'Azione; ma una storia che attraversi 50 anni di vita italiana dal punto di vista di una democrazia genericamente concepita rischia di girare a vuoto intorno ad un argomento sfuggente. Non di rado chi è rivoluzionario nel 1850, Tanno dal quale prende l'avvio questo lavoro, non lo è più nel 1859, e tanto meno lo sarà nel 1876, che costituisce il punto di arrivo. Sarà perciò che personaggi come Medici, Cosenz, Cialdini, Fanti restano esclusi da questa indagine che pure comprende i nomi di elementi quali Bargoni, Dall'Ongaro, Depretis, Govean, Montazio, Petruccelli della Gattina e altri ancora, sulla sincerità del cui impegnò rivoluzionario o solo repubblicano dopo il 1859 è lecito nutrire più di un dubbio.
H libro risulta dunque debole proprio in quella che costituiva la sua ambizione apertamente dichiarata, fornire una foto di gruppo del movimento democratico italiano. Tra una statistica e l'altra la narrazione scorre in verità lungo linee molto tradizionali: i capitoli V e VI, ad esempio, nel quali sono ricostruiti gli eventi degli anni 1846-49 seguendo il filo conduttore delle ramificazioni regionali dei gruppi democratici, si riducono in effetti a pura descrizione, una descrizione per giunta in cui i personaggi evocati non sempre sono inquadrati e giudicati correttamente: così per la Lombardia è ignorato