Rassegna storica del Risorgimento

ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno <1986>   pagina <354>
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Libri e periodici
completamente il ruolo di Correnti, mentre per la Toscana si dà eccessivo credito a Montazio, del quale si ignora l'ambiguità in cui allora e in seguito si mosse. Lovett si sofferma particolarmente sui democratic networks di Milano, Firenze e Napoli: per Milano si può essere d'accordo, con Firenze e soprattutto con Napoli la situazione è diversa diventando spesso impercettibile la differenza tra democrazia e liberalismo. Di Venezia e Roma quasi non si parla, Genova e Palermo sono del tutto trascurate, come se non esistessero. Malgrado il ricorso all'ottimo lavoro di Paul Ginsborg,4) la ricostru­zione del '48-'49 veneziano non percepisce i caratteri di fondo di quella rivoluzione, la cui interpretazione più cbe a Ginsborg sembra rinviare al quadro di maniera costruito in tempi ormai lontani da G. M. Trevelyan.
Allo stesso modo nella prima parte del volume, là dove vengono enunziate le teorie di alcuni esponenti del pensiero rivoluzionario italiano, si sente la mancanza di una messa a fuoco più precisa: affiancare i nomi di E. Rubieri, T. Landi, F. Petruccelli, G. Ricciardi, a quelli, ben più ricchi di risonanze, di un Cattaneo o di un Mazzini, a cosa può servire se non ad ingenerare confusione nel lettore americano cui il libro è diretto? Nel cap. Ili ( The italian Revolution as a Social Revolution ) Lovett non sembra fare gran differenza tra scritti a forte diffusione, testi conservati gelosamente nel cassetto, opuscoli usciti a trenta o quarantanni dagli avvenimenti che indussero i loro autori a scriverli. Ne risulta una certa confusione; e mettere sullo stesso piano Pianciani e Pisacane (pp. 64 sgg.), presentando tra l'altro il primo come un borghese qualsiasi ( Pianciani, whose family operated a textile mill in the Spoleto area... ) e poi attingendo ai suoi lavori manoscritti come a scritti di importanza decisiva (p. 254, nota 19) non contribuisce a fare chiarezza. Altrove la parte svolta da Quadrio è immiserita: par­lando di quell'insieme di simboli e rituali di origine cattolica o massonica di cui tal­volta la democrazia si avvalse per spingere i giovani ad associarsi, Lovett scrive infatti che among Mazzini's old followers Quadrio particularly distinguished himself for a fertile imagination in this regard e che in the 1860s he traveled frequently among a dozen associations of which he was an honorary president or member. Everywhere he impressed upon bis associates the need to enrich otherwise drab politicai meetings with song, ritual, and good fellowship (p. 224). Già prima, del resto, Lovett aveva attribuito sempre a Quadrio una insulsa scimmiottatura del rito cattolico in cui Mazzini's mother became the new Virgin Mary (p. 22): che sarebbe stato un bel modo per diffondere il pensiero del Maestrol
Di medaglioni come questo tracciato per Quadrio è un po' intessuto tutto il volume, e ci si chiede se ha un senso procedere attraverso un simile dipanarsi indiscriminato di vite esemplari in cui capi e gregari si confondono, un nome vale l'altro e su tutto l'insieme cala, per il lettore che non sia molto informato, una di quelle notti in cui proverbialmente tutti i gatti son bigi. Certo, si può procedere a forza di percentuali e ricavarne magari una serie di dati anche densi di significato; altra cosa però è fare in modo che tali dati facciano corpo con la ricostruzione storica e ne divengano momento di verifica fino a restituire la fisionomia nitida di un intero movimento. Serve a ben poco calcolare quanti all'interno del campione analizzato dopo essere stati tra i protago­nisti del '48-'49 abbiano lasciato delle testimonianze scritte nelle proprie esperienze se poi di tali testimonianze non si coglie in pieno il senso e si dice, ad esempio, che Dall'Ongaro nel suo volumetto sulla rivoluzione veneziana emphasized the role of volunteer troops (p, 160) l'opuscolo5) in realtà dice ben altro, trattandosi di una requisitoria contro i filosabaudi e in parte contro lo stesso Manin o si equivoca sulla tesi che è alla base della rievocazione che Carlo Rusconi ci ha lasciato sulla Repubblica romana: *) Rusconi
*> Daniele Manin e la rivoluzione veneziana del 1848-49, Milano, Feltrinelli, 1979.
S) Venezia Vii agosto 1848. Memorie storiche, Capolago, Tip. Elvetica, 1850.
*' La repubblica romana del 1849, Torino, Cassone, Giannini e Fiore, 1850 (poi Capolago, Tip. Elvetica, 1851).