Rassegna storica del Risorgimento

ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno <1986>   pagina <356>
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Libri e periodici
Quasi negli stessi anni polemiche accese accompagnavano in Inghilterra il progetto e la costruzione della strada ferrata Liverpool-Manchester. Se da un lato esperti avevano lanciato un angoscioso grido di allarme, denunziando l'impossibilità per i viaggiatori di respirare ad una velocità superiore ai 50 chilometri orari, dall'altro gli agricoltori erano preoccupati dal pericolo di incendi causati dalle scintille e dagli influssi dei rumori sulle vacche, incapaci di produrre latte.
Camillo Lacchè, nome assai noto nel campo degli studi di storia ferroviaria, proprio in considerazione del dibattito nato e svoltosi in Europa e in Italia su un problema, per tutti e in senso positivo e in senso negativo comunque rivoluzionario, ha raccolto in queste Cronache Ferroviarie le proposte, i disegni, le aspirazioni e i progetti, che confu­samente furono animati in ciascuno degli Stati preunitari. Coglie molto opportunamente nell'articolazione cronologica, dal 1850 al 1870. le più interessanti analisi di studiosi, politici ed intellettuali, pronti a rilevare l'importanza della strada ferrata per il commercio, l'industria e l'agricoltura. E davvero non hanno sbagliato e non hanno esagerato coloro che hanno scorto tra le cause e le ragioni delle felici conclusioni della seconda e della terza guerra d'indipendenza nonché della liberazione di Roma, la presenza di strutture ferroviarie.
La geografìa, l'orografìa e la politica non hanno certamente agevolato la crescita in Italia della rotaia e il suo sviluppo conforme ai tempi. Lacchè, a questo proposito, nota che malgrado le vicissitudini della sua infanzia, la rete ferroviaria crescerà dotata di sana costituzione . Un dato eloquente è riassunto nei risultati raggiunti dallo Stato italiano nell'arco decennale 1861-1870: nonostante le difficoltà della fase cruciale, le poten­zialità del sistema non furono almeno allora misconosciute e sulle ferrovie e per le ferrovie le spese ammontarono alla ragguardevole cifra di 700 milioni di lire.
VINCENZO G. PACIFICI
GIAN PAOLO ROMAGNANI, Storiografia e politica culturale nel Piemonte di Carlo Alberto; Torino, Deputazione Subalpina di Storia Patria, 1985, in 8, pp. xxvi-404. L. 40.000.
Il generale rinnovamento della vita culturale subalpina, avviato da Carlo Alberto con la creazione di una serie di istituzioni che costituirono nuovi punti di riferimento per gli intellettuali piemontesi, non è stato ancora studiato approfonditamente. La ricerca di Gian Paolo Romagnani vuol essere, dunque, un esauriente contributo almeno su un aspetto della politica culturale del periodo albertino: quello dell'organizzazione degli studi storici. L'autore delinea, peraltro, le vicende di una generazione di uomini di Stato (Cesare Balbo, Federico Sclopis, Luigi Cibrario) protagonisti di una fase decisiva del nostro Risorgimento. Romagnani, però, si propone anche un obiettivo più ambizioso: rimettere in discussione alcune questioni che, a suo avviso, non avevano trovato soddisfacente soluzione nella Storia della storiografìa del secolo XIX di Benedetto Croce. La sintesi crociana, sostiene Romagnani, presenta dei limiti evidenti in quanto il rilievo dato alle premesse filosofiche ed ideali degli storici fa perdere di vista i problemi posti dal loro concreto operare, dalla loro collocazione sociale. Romagnani, nell'ambito cronologicamente e geograficamente ben definito del proprio studio, si sofferma quindi sugli aspetti professionali del mestiere (sedi, strumenti di lavoro, ecc.). Un'altra critica che Romagnani muove all'ipotesi crociana è di aver preso in esame i singoli storici raggruppandoli secondo grandi correnti di pensiero e distinguendo, poi, all'interno di esse, alcuni nomi maggiori , dai quali dipen­derebbero i minori . A giudizio dell'autore, invece, la situazione torinese permette di dimostrare l'esistenza di un gruppo fortemente omogeneo, in cui tutti i componenti (Cibrario, Sclopis, Baudi di Vesme, Ricotti) hanno una loro specifica rilevanza e non possono essere ridotti a semplici satelliti ruotanti attorno all'astro Cesare Balbo, come aveva affermato Croce. La stessa classica divisione tra studiosi neoguelfi e neoghibellini si rivelerebbe poco indicativa nel caso degli storici piemontesi. Il problema del ruolo del Papato come forza italiana contrapposta all'Impero e in genere alle dominazioni straniere non appare