Rassegna storica del Risorgimento

ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno <1986>   pagina <357>
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Libri e periodici 357
così .centrale per la scuola subalpina. È piuttosto il tentativo di individuare una forza nazionale che viene identificata con la formazione progressiva dello Stato sabaudo, a caratterizzarne le ricerche.
Romagnani intende, insomma, collocarsi non più nell'ambito di una storia delle idee di impianto crociano, bensì nella prospettiva di una storia in cui politica, istituzioni, economia si integrano a vicenda, mettendo in piena luce ì nessi intercorrenti fra intellettuali e poteri. A questo riguardo, il caso del Piemonte nella prima metà del XIX sec. si presenta come particolarmente significativo.
La preoccupazione di dimostrare l'italianità dei Savoia e la volontà di illuminarne ìl passato e le glorie militari furono all'origine dell'attività di Carlo Alberto in campo storico. Egli stesso, del resto, si cimentò direttamente con la materia pubblicando due volumi rimasti fino ad oggi pressoché sconosciuti (l'appena abbozzato Observations sur l'histoire de la Maison Royale de Savoie e l'inquietante Reflexions historiques). A Romagnani va il merito di averli riesumati ed analizzati con acuto spirito introspettivo.
Il Regio Brevetto del 20 aprile 1833 segnò l'atto di nascita della Regia Deputazione sopra gli studi di storia patria, primo esempio italiano di società storica governativa, che nelle intenzioni del re avrebbe dovuto predisporre ed ordinare il materiale di lavoro per gli storiografi della Real Casa . La sua durata si prevedeva limitata nel tempo e non a caso il finanziamento pubblico era sessennale. Presieduta da Prospero Balbo, Presidente del­l'Accademia delle Scienze di Torino e ministro degli interni nel 1820-21, la Deputazione risultò composta prevalentemente da uomini legati allo Stato attraverso la professione o le cariche. Predominavano i magistrati ed i funzionari di estrazione storico-giuridica, ma non mancavano i professori di formazione storico-letteraria, i militari, i religiosi. Scopo ufficiale della Deputazione era quello di pubblicare due grandi collezioni: una di scrittori di storia patria, l'altra di documenti diplomatici. Per favorire' l'impresa, Carlo Alberto apriva gli Archivi di Corte alla ristretta cerchia di studiosi, e già questo rappresentava una notevole novità. In tutta Europa la caratteristica di tali istituzioni, fino alla Rivoluzione francese e nei primi anni della Restaurazione, era stata la segretezza. Gli archivi piemontesi, in particolare, si distinguevano per essere tra i più rigorosamente chiusi. Proprio attorno ad essi si accese la battaglia. Uno dei capitoli più interessanti del libro di Romagnani descrive appunto il duello tra storici ed archivisti per l'utilizzazione dei documenti relativi agli antichi Stati Generali di Piemonte. I primi volevano renderli noti, dimostrando così l'esistenza, in epoca anteriore alla svolta assolutistica di Emanuele Filiberto, di organismi rappresentativi. I secondi preferivano occultarne la memoria, sia per motivi politici, sia per una concezione quasi sacrale rileva Romagnani delle testimonianze storiche che, come reliquie di santi , non andavano né profanate, né toccate da alcuno. Carlo Alberto decise, dopo aver tentato di assumere la posizione di ago della bilancia , che le ricerche della Deputazione non oltrepassassero in ogni caso il XVI sec. e vietò la comunicazione, la copia, la pubblicazione a stampa degli Atti delti Stati Generali della Savoja e del Piemonte . Il re si era accorto che il meccanismo da lui approntato rischiava di andare per conto proprio, una volta messo in moto. Negli anni Trenta, Carlo Alberto era ancora un convinto assertore dell'assolutismo e non intendeva certo offrire supporti storici ai fautori del costituzionalismo. I timidi passi compiuti in direzione di una puf cauta apertura culturale, d'altronde, erano bastati a provocare un ulteriore irrigidimento nei settori più oltranzisti della burocrazia statale, influenti a Corte. Addirittura si giunse al punto che, nel 1834, il conte di Cimeli a, funzionario di polizia ultrareazionario e presi­dente della Commissione speciale incaricata della repressione della congiura mazziniana scoperta Tanno precedente, visitò personalmente gli archivi per verificare se vi fossero, negli Atti degli Stati Generali, elementi tali da giustificare un intervento delle autorità di pubblica sicurezza che bloccasse i lavori della Deputazione.
Un altro importante elemento messo in risalto da Romagnani è l'apertura degli storici piemontesi di quel periodo alla cultura internazionale. Non ci si troverebbe affatto, dice l'autore, dinanzi a quel mondo sonnolento tramandatoci da una certa tradizione. Provincialismo indubbiamente ci fu, ma non certo più che nella maggioranza degli Stati italiani della Restaurazione. Molti fatti lo confermano. Alle spalle della principale realiz-