Rassegna storica del Risorgimento

ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno <1986>   pagina <361>
immagine non disponibile

Libri e periodici
361
dall'elevata impalcatura della sua magniloquenza. Le sue colpe erano troppo evidenti perché la retorica potesse celarle (XIII, 20 marzo 1849, p. 251). Si tratta di espressioni dettate dalla passione; da qui il loro carattere violento. Tuttavia non potremmo non essere d'accordo sulla denuncia del carattere retorico dell'opera del Gioberti, in cui spesso la parola si sostituiva ai fatti, finendo con l'alimentare pericolose illusioni.
Le simpatie della Fuller sono tutte per Mazzini che possiede una niente di gran lunga in anticipo rispetto al suo tempo in generale e alla sua nazione in particolare (Vili, 19 aprile 1848, p. 156). Le qualità di Mazzini vengono messe in evidenza soprattutto in contrasto con quelle del Gioberti. La Fuller trova che gli italiani hanno il difetto della retorica, dal quale si augura che col tempo essi possano liberarsi; per questo apprezza in Mazzini il tono semplice e affabile del suo discorso che contrasta piacevolmente con la retorica ingenua e con l'ampollosità accademica comune agli oratori italiani nella loro attuale situazione d'inesperienza . I suoi discorsi sono ricchi di idee, vanno diritti al punto per la via più breve e si dipanano senza difficoltà... (XIII, 20 marzo 1849, p. 25b). Essa lo vede, dopo il fallimento della repubblica romana, come un individuo in anticipo sui tempi, un uomo a cui soltanto l'epoca futura potrà rendere giustizia, quando mieterà il raccolto del seme che egli in quest'epoca ha seminato (XVII, 10 luglio 1849, p. 360).
L'altra figura vista con ammirazione e rispetto è naturalmente quella di Garibaldi, di cui si tesse l'elogio nell'ultima lettera, descrivendone l'uscita dalla città eterna, dopo la capitolazione, alla testa dei suoi volontari (ivi, pp. 348-349).
Ma le lettere della Fuller sono interessanti non solo per i giudizi formulati sui contemporanei, giudizi sui quali ovviamente ci sarebbe molto da ridire, ma anche per le descrizioni degli avvenimenti, per le impressioni che le vicende dell'assedio francese hanno suscitato in questa testimone attenta e sensibile. Grave è la situazione finanziaria: Le monete di metallo sono state fatte uscire clandestinamente dal paese o sono state nascoste e l'impiego della carta moneta comporta i disagi relativi (XIII, 30 marzo 1849, p. 249). Notevoli le ripercussioni sulla popolazione: ... molta povera gente è obbligata ad evacuare le case e le vettovaglie diventano molto care (XVI, 21 giugno 1849, p. 334).
Ma ciò che colpisce soprattutto la Fuller è lo spettacolo delle sofferenze generate dall'assedio. Per la prima volta ... mi sono resa conto di come soffrano i feriti (XVI, 27 maggio 1849, p. 288). È questo un particolare sul quale la scrittrice ritorna più volte: Dopo il 22 giugno la carneficina dei romani diventò ogni giorno più terribile. Le loro difese furono abbattute dai cannoni pesanti dei francesi ed essi, totalmente esposti nelle loro valorose sortite, perirono in gran numero. Quelli che vennero portati negli ospedali in generale erano feriti gravi, molto spesso soggetti ad amputazioni. Sanguinava ogni giorno di più il mio cuore nel vedere queste cose... (XVII, 6 luglio 1849, pp. 344-345). A questo proposito la Fuller non manca di ricordare l'opera generosa della principessa Belgiojoso a favore dei feriti negli improvvisati ospedali romani (XIV, 27 maggio 1849, p. 290).
Con queste lettere la Fuller contava anche di poter influenzare l'opinione pubblica americana in favore delia causa italiana; sperava in qualche aiuto concreto, in qualche dimostrazione di solidarietà, poiché pensava che gli Stati Uniti non potessero rimanere insensibili di fronte alle lotte di chi si batteva per il trionfo della libertà.
Il soggiorno romano costituì per la Fuller un'esperienza eccezionale, qualcosa che, se la sua vita non fosse stata cosi prematuramente troncata, avrebbe certamente continuato a fruttare. Lo afferma lei stessa molto chiaramente: ... per nulla al mondo vorrei non aver visto tutto questo. Il ricordo di questi giorni sarà di consolazione in mezzo alle scene di viltà e di egoismo, di mancanza di fedeltà che la vita può ancora avere in serbo per il pellegrino (XVI, 21 giugno 1849, pp. 335-336). Per noi le sue lettere rappresentano una conferma di quanto già sappiamo e, a dispetto dell'enfasi e di un certo tono a volte melodrammatico del dettato, una testimonianza umana di notevole valore.
Il volume è preceduto da un'ottima introduzione della Mamoli Zorzi che inquadra il personaggio nella cultura americana del suo tempo. Ogni lettera è corredata da brevi ma esaurienti note che consentono di seguire e comprendere i riferimenti ai personaggi