Rassegna storica del Risorgimento
ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno
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1986
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pagina
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365
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Libri e periodici
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gnato in una drammatica svolta storica, quale protagonista. Mancava finora un disegno unitario della biografia di una figura scomoda per i suoi contemporanei e problematica per gli studiosi , una figura osserva a ragione Giovagnoli non facilmente classificabile né tra le schiere dei vincitori né nella moltitudine dei vinti . Ma un uomo, che fu tanto vicino al Papa in una pagina così profonda della vita della Chiesa, come la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione, un uomo che operò con tanto trasporto per cercare di sanare la traumatica divaricazione tra i cattolici e lo Stato, sfugge dunque un inquadramento? Giovagnoli lo considera e nel libro tale valutazione ci pare convincentemente provata la coscienza critica dei protagonisti . Ad un esame superficiale, ad una lettura epidermica degli atteggiamenti e delle posizioni assunti nel corso dell'esistenza, Passaglia può risultare pieno di contrasti e di contraddizioni. Ad un esame approfondito, ad una lettura minuta, il toscano emerge, invece, nella peculiarità del suo itinerario spirituale.
La Chiesa vive in un travaglio di incalcolabile portata: vede sfumare definitivamente ti potere temporale, vede attaccata la centralità politica di Roma e deve quindi assicurarsi per dirla con Spadolini una forza autonoma. Per Passaglia la Chiesa non può distruggere il ruolo di Roma, lo deve trasformare nel senso cristiano più autentico, quello della carità nell'unità.
Nel presentare Carlo Passaglia a Marco Minghetti, Diomede Pantaleoni lo disse uomo distintissimo.2) E distintissimo appare anche nella considerazione di Giovagnoli, per il quale è espressione di una nostalgia e di una speranza per una Chiesa diversa, che attraversano insistentemente tutta l'età moderna e contemporanea .
VINCENZO G. PACIFICI
QUIRINO BEZZI, L'arresto nel Trentino di Pietro Fortunato Calvi attraverso documenti inediti; Trento, Museo Trentino del Risorgimento e della lotta per la libertà, 1985, in 8, pp. 167. S.p.
Con questa ricerca, Quirino Bezzi si è proposto di dare un contributo sulle vicende che portarono alla cattura ed alla condanna di Pietro Fortunato Calvi. Non abbiamo, perciò, né una sua nuova biografia, né un nuovo racconto delle sue del resto note gesta cadorine nel 1848, ma una raccolta di documenti, per la maggior parte inediti, che gettano luce sul ruolo di vari personaggi trentini nell'arresto e nell'odissea giudiziaria dell'ultimo dei Martiri di Belfiore. L'autore ha lavorato presso l'Archivio di Stato di Mantova, dove ha potuto esaminare il voluminoso incartamento del lungo processo svoltosi in quella città fra il 1853 ed il 1855. Ad integrare il testo si trovano, inoltre, brani già conosciuti, quali, ad esempio, alcune lettere di Mazzini a o su Calvi, pagine del volumetto di Celestino Bianchi P.P. Calvi e la spedizione nel Cadore (1869) e, soprattutto, quei passi del Confortatorio di Mantova (1867) di mons. Luigi Martini, in cui meglio risalta la grandezza di Calvi nel salire il patibolo.
Riepiloghiamo, per grandi linee, il contesto nel quale si inserì l'azione di questo rivoluzionario. Dopo il fallimento della rivolta del 6 febbraio 1853 a Milano, una grave crisi interna, latente ormai da tempo, aveva finito con lo spaccare il Comitato nazionale mazziniano. Si era consumata, infatti, la separazione tra elementi attesisti ed elementi decisi ad agire. 1 primi (fra gli altri ricordiamo Medici, Cosenz, Bèrtani, Mordini) muovevano severe critiche a Mazzini per il suo esclusivismo repubblicano e per il metodo di dirigere 1 cospirazioni da centri esteri, senza cioè aver mai l'esatta percezione delle realtà italiane. Mazzini reagì trasformando il Comitato in Partito d'Azione: un'organizzazione di combat-
2) u. MARCELLI, Marco Minghetti e Diomede Pantaleoni. Carteggio {1848-1855), Bologna, 1978, p. 46.