Rassegna storica del Risorgimento
ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
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1986
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Libri e periodici
tenti puri, pronti ad impegnarsi comunque e dovunque fosse possibile. Dato che una grande cospirazione imperniata sulle città era resa difficilissima dalla repressione poliziesca sempre più ferrea, venne elaborata una strategia alternativa che prevedeva l'attivazione di piccole bande in grado di accendere focolai di rivolta in zone periferiche per dar luogo successivamente, ad una sollevazione generale. Fin dal 1852, Mazzini aveva individuato nel Lombardo-Veneto il centro del movimento, perché l'attacco doveva essere portato essenzialmente contro l'Austria ed era addirittura concepito in collegamento con altre insurrezioni che, seguendo l'esempio di quella italiana, avrebbero dovuto scoppiare in Ungheria, Germania e Francia. La rivoluzione si sarebbe, poi, estesa al resto della penisola. 11 giudizio di Mazzini sull'attitudine dell'Italia ad insorgere era molto ottimistico. La situazione del paese, infatti, si evolveva in modo opposto a quello da lui auspicato. Il rafforzamento del Piemonte, il riaprirsi della questione d'Oriente con la possibilità di complicazioni internazionali, ravvivano le speranze dei moderati ed inducevano all'attesa vasti settori di democratici. In particolare nel Lombardo-Veneto tutta l'organizzazione clandestina era stata distrutta dagli arresti e dai processi del 1852 prima, dalla repressione feroce seguita al 6 febbraio 1853 poi. In questo quadro, dunque, si colloca il tentativo di Calvi. A paritre dal 1852, egli era entrato in stretto rapporto con Mazzini e, per mezzo di Stefano Ttìrr, anche con l'agitatore ungherese Luigi Kossuth. Nello stesso anno, Mazzini lo nominò Commissario organizzatore per il Cadore ed il Friuli, col compito di provocarvi l'insurrezione e convergere quindi verso il Tirolo italiano. Il libro di Bezzi consente di mettere a confronto l'entusiasmo visionario di Mazzini (scriveva: Questa insurrezione è un fatto, non solamente possibile, ma non difficile. È un affare di volontà, p. 21. Fate un prodigio, e riuscite ad innalzare fra i vostri monti la bandiera dell'insurrezione repubblicana, e non temete del poi , p. 22) con la realistica prudenza di Calvi, che dichiarerà nel corso del suo interrogatorio: Al mio arrivo nel Veneto io intendeva informarmi da persone, che avessero piena conoscenza dello spirito pubblico [...] se nel popolo vi fosse disposizione a movimenti insurrezionali. Secondo l'esito di queste mie indagini io calcolavo o di cercare a mettere in esecuzione il mio mandato [...] o di ritornarmene all'estero (p. 55). Quello che più colpisce, però, è la profonda imperizia con cui tutta la missione venne condotta. Esule in Piemonte, Calvi aveva frequentato la casa del conte Mircovich, patriota veneziano. Conviveva col Mircovich una certa Felicita Bonvecchiato, che tradendo la buona fede di amici e conoscenti, vendeva per denaro alla polizia austriaca le informazioni raccolte durante le riunioni dei cospiratori. Così le autorità imperiali conoscevano sin dall'inizio l'itinerario e la data probabile della spedizione di Calvi e dei suoi compagni. L'arresto, ad ogni modo, come dimostrano i documenti riportati da Bezzi, avvenne casualmente, a causa dell'iniziativa personale di due gendarmi nella zona di Pejo e Cogolo.
Coloro che erano stati messi a disposizione di Calvi per agevolarne l'impresa, inoltre, non riuscirono ad avvertirlo che don Barozzi (emissario mazziniano in Agordo) la sconsigliava assolutamente, viste le difficoltà ed il numero scarso di cacciatori delle Alpi, veterani delle imprese cadorine del 1848, disposti ad arruolarsi. Calvi ed i tre giovanotti che Io accompagnavano si arresero senza opporre resistenza nella locanda di Cogolo dove stavano pernottando. Non vì fu tradimento da parte degli abitanti del luogo, come tiene a precisare Bezzi. Calvi credeva, afferma Luigi Martini nel Confortatorio, che sarebbe condannato a vita, o a venti anni di galera (p. 132). In occasione del processo, diversi consiglieri imperiali si erano dimostrati favorevoli alla grazia, argomentando che * l'impresa a cui s'era accinto il Calvi era così disperata e pazza, senza alcuna verisimi-glianza di riuscita, che non avrebbe potuto accettarsi che da un uomo disperato (p. 126). Ma, evidentemente, si intese dare una severa lezione all'* infame partito dei. sovvertitori , al partito degli esaltati (p. 26, così veniva definito il gruppo mazziniano nei documenti riservati austriaci). Radetzky stesso aveva voluto essere tenuto sempre al corrente dei progressi delle indagini, poiché trovava nel caso moltissima materia per giungere ad un vasto risultato (p. 64).
Quando tutto è perduto, dinanzi alla morte Calvi ritrova una forza morale che riscatta la sua profonda inesperienza di cospiratore ( Adesso lo mi sento forte e tranquillo quanto non avrei mai creduto , p. 141). Perché a uomini come Calvi, che nella purezza