Rassegna storica del Risorgimento
ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
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1986
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Libri e periodici
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degli ideali e nel culto dell'onore avevano trovato la base della loro moralità politica, la pratica della clandestinità, del segreto, della dissimulazione, era tutt'altro che congeniale. I documenti propostici da Bezzi, nella loro scarna ed agghiacciante eloquenza, lo provano. Ma l'ingenuità non costituì per nessuno di questi uomini un comodo alibi, che consentisse di rifiutare la cospirazione come prassi necessaria a conseguire un fine che pareva ormai altrimenti irraggiungibile. La tragica conclusione del tentativo di resistenza finiva per diventare il più alto risultato del tentativo stesso: monito, esempio, incitamento agli esitanti, formidabile apporto alla causa italiana tra gli indifferenti. Anche Calvi morì nell'intima convinzione che il suo sacrificio fosse salutare, più di quanto non lo avrebbero potuto essere i risultati contingenti che si proponeva di conseguire con l'azione rivoluzionaria.
FILIPPO RONCHI
LUCIO BASSI, Alessandria quarant'anni di Provincia. Fra note e cronache dot 1860 al 1900; Alessandria, Edizioni La Provincia di Alessandria , 1985, in 8, pp. 168. S.p.
Sarebbe difficilmente contestabile che pur con i suoi elementi negativi l'accentra-mento veniva a colmare con risultati in parte almeno fecondi un reale vuoto di potere e di energie. Il giudizio, espresso con motivati fondamenti da Aquarone,*) serve da elemento di appoggio nell'esame e nella valutazione dell'informato lavoro di Lucio Bassi sulla provincia di Alessandria nel suo primo quarantennio (1860-1900).
Il giudizio, in altri termini, spiega e sintetizza i motivi sui quali si fondarono l'organizzazione e l'articolazione del nuovo Stato, con una legge (la n. 3702 del 23 ottobre 1859), voluta proprio dall'alessandrino Urbano Raftazzi.
Oggi è ormai annoso il - dibattito sul ruolo della provincia, che, dopo la sofferta istituzione delle regioni, è sembrato a molti inutile, ripetitivo e pleonastico. La discussione sulle autonomie locali ha tra i suoi argomenti maggiori e più complessi quello delle competenze e dei settori da assegnare a questo ente, del resto previsto dall'art. 114 della Carta costituzionale e descritto nei successivi articoli 128 e 129. Comunque sembra prevalere, pur tra resistenze ancora vive, l'orientamento positivo, tendente, cioè, ad una rivalutazione, ad un rilancio, ad .un .potenziamento della provincia, indispensabile struttura intermedia. Del resto proprio lo spirito delle strutture intermedie era spiegato, in anni lontani, in termini lapidari ma concreti e logici da Luigi Frezzini, per il quale giustamente l'esistenza di minori persone giuridiche pubbliche nell'interno di ciascun Stato è un fatto storico così universale da non potersi concepire la loro mancanza,3 in un articolo del 1945, con la solita invidiabile chiarezza, Adolfo Omodeo ha scritto sull'autorità prefettizia e sull'accentramento parole sulle quali non appare davvero inutile una riflessione.3)
Torniamo, ora, al volume di Bassi sulla provincia di Alessandria, una provincia nobile di storia e prestigiosa per gli uomini che apparterranno o guideranno il Consiglio. Paolo Onorato Vigliani, primo presidente, Filippo Mellana, secondo nella carica, Urbano Rattazzi, terzo responsabile per circa 5 anni, dal settembre 1868 al giugno .1873, e Giuseppe
0 A. AQUARONE, Atta ricerca dell'Italia liberale, Napoli, 1972, p. 175.
2) L. FREZZINI, Prelètto e sottoprefetto, in II Digesto italiano, voi. XIX, parte I, Torino, 1909-1912, p. 310.
3> A. OMODEO, Il problema delle autonomie, in Acropoli, I (1945), pp, 337-344.