Rassegna storica del Risorgimento
ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno
<
1986
>
pagina
<
370
>
370
Libri e periodici
di restare nel campo delle teorie, lontano dalla realtà pratica... Bastava ch'io accennassi un fatto o una circostanza qualsiasi, che si riferisse alla nostra vita cospiratoria perché mi si facesse sopra un sermone; cosa ch'era per me di grande ammaestramento, ma di assai scarsa utilità per il presente, perché la mìa condotta era ridotta ad una continua schermaglia contro incidenti che ogni giorno si rinnovavano (p. 657). E un profilo incisivo dell'intransigente mazziniano, in cui sono colti i limiti che la forza della fede pone alla concreta attività politica. Profili di personaggi minori sono tra le cose più interessanti del volume.
Un filone degno di attenzione dei ricordi dello Spatafora riguarda il lavorio messo in opera da Napoli per scoprire e prevenire le trame della Corte borbonica annidata a Roma, principalmente ad opera di Nicola Amore, allora questore di Napoli. Nel febbraio del '64 in casa di Nicola Merenda sono trafugate carte riguardanti il sostegno dato al brigantaggio. Nell'aprile in casa del barone Cosenza da persone che si spacciano per agenti della polizia pontifìcia sono sequestrati e mandati a Napoli i piani di una vasta insurrezione che dovrebbe riportare sul trono Francesco II: le autorità napoletane hanno la sensazione di avere scoperto i quadri dei comitati borbonici nel Mezzogiorno; poi tutto svanirà in una bolla di sapone, come abbiamo documentato in un nostro lavoro. Di questi episodi, che hanno un lungo strascico polemico, lo Spatafora paria di sfuggita. Qualche cosa di più ci fa conoscere della vicenda di Luigi Mira, un funzionario borbonico passato nel '60 al servizio dei Savoia, che poi pensa bene di trafugare dagli archivi della polizia carte da lui ritenute molto importanti e fugge a Roma, ma senza la documentazione, lasciata al sicuro a Napoli. Trova, perciò, cattiva accoglienza presso la Corte borbonica, che puntava ai documenti; abbandonato e minacciato dai delusi protettori, il Mira si lascia convincere, e qui intervengono gli amici di Spatafora, a rientrare a Napoli e riconsegnare le temute carte (che poi si rivelano, come suole avvenire, di scarso valore).
Piccole cose, come dicevamo. Nel dicembre '66 un colpo veramente clamoroso sarebbe la defezione di monsignor Sagretti, presidente del Tribunale della Sagra Consulta. La sollecita Nicola Amore, ne è intermediario Spatafora. che sembra ad un passo dal successo; poi l'interessato è preso dal timore delle conseguenze di una decisione così grave. Spatafora riferisce i colloqui con abbondanza di particolari (fin troppi, se si tiene conto degli anni che sono passati nel momento in cui scrive). Si ha la sensazione della incertezza che regna negli animi, tra l'attesa della scomparsa degli ultimi residui del potere temporale e la consapevolezza che il Papato non può essere travolto dal crollo dello Stato della Chiesa. Le coscienze (o gli interessi?) sono messe a dura prova.
Queste ed altre considerazioni vengono alla mente leggendo le Memorie, che si interrompono bruscamente nell'autunno del '67, per la perdita dell'ultima parte del manoscritto. Ma forse il meglio delle sue esperienze lo Spatafora ce lo ha già narrato. Come osserva la Isastia (p. xxiv), già allora appare tagliato fuori dai centri- decisionali. E non è senza ragione l'affievolirsi in lui della passione politica dopo il '70.
ALFONSO SCIROCCO
LORENZO FRUGTUELE, La Sinistra e i cattolici. Pasquale Stanislao Mancini giurisdizionatista anti-clericale (Pubblicazioni dell'Università cattolica del Sacro Cuore, Scienze giuridiche, 7); Milano, Vita e Pensiero, 1985, in 8, pp. vn-158. L. 20.000.
L'autore Intende, con questo volume, portare un contributo alla miglior conoscenza di Pasquale Stanislao Mancini studioso e legislatore nel campo delle relazioni tra Stato e Chiesa. Tale aspetto della sua attività risulta, infatti, meno approfondito, in sede storiografica, rispetto all'azione da lui svolta in qualità di ministro degli Esteri.