Rassegna storica del Risorgimento

ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno <1986>   pagina <374>
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Libri e periodici
processo di strutturazione della Carta geologica d'Italia, recandosi per conto del governo in Francia, Inghilterra, Belgio e Germania allo scopo di conoscere i metodi usati in quei paesi nella formazione delle carte geogralichc. Egli ha già una visione mollo chiara circa l'utilizzazione degli strumenti necessari allo sviluppo economico-minerario del nuovo Stato. La carta geologica nazionale avrebbe dovuto costituire uno di questi indispensabili strumenti. Si comprende, perciò, l'amarezza con cui, nel suo intervento, Sella ricorda l' infanticidio del quale si rese colpevole nella sua qualità di ministro delle Finanze allorquando per riguardo alle imperiose strettezze finanziarie del nostro paese ebbe a ordinare nel 1862 che si sospendesse quel decreto del 1861, intorno a cui egli aveva avuta tanta parte, e che ordinava la formazione a spese del governo della carta geologica d'Italia alla scala 1 a 50.000 (p. 17). Un infanticidio , insomma, che aveva anch'esso la sua radice nella implacabile volontà di rigore per il risanamento economico del Paese (il grandioso progetto sarebbe venuto a costare, infatti, ben 12 milioni di lire).
Le osservazioni di Sella sul tema della ricerca geologica applicata possono consi­derarsi per certi aspètti attuali in un'epoca come la nostra, nella quale il degrado idrogeo-iogico nazionale ha raggiunto livelli di guardia. Ad esempio, per quanto concerneva la quistione forestale Sella rilevava, in riferimento alle zone alpine, che tagliati i boschi vi si cacciò il pascolo, vi si misero le capre, ed ogni tentativo che la natura fa per rimantare di foreste i nostri monti, è per tal guisa gagliardamente, e pur troppo trionfal­mente combattuto (p. 40). Visto, inoltre, che il terreno sterile e denudato è comunale mentre il terreno ove lussureggia la vegetazione è di privata spettanza (p. 41), Sella proponeva ai Comuni di vendere tutti i loro terreni ai privati, che fra non molti anni questi avranno il loro tornaconto e sapranno far rinascere la vegetazione sopra balze magrissime (p. 41), convertendo successivamente i proventi così ricavati, nella costruzione di strade e scuole. Il problema delle risorse economiche, strettamente legato all'intransigente proposta di precisi valori morali, coinvolgeva profondamente l'impegno di Sella. Durante la riunione della Società Italiana di Scienze Naturali, svoltasi proprio a Biella per la notorietà ed i meriti da lui conseguiti in campo scientilico, descrivendo la situazione del­l'industria nel suo territorio, egli affermava con una punta di orgoglio: La ragione determinante dell'industria biellese è nel carattere dei suoi abitanti. L'amor del lavoro e la pertinacia nei propositi, lo spirito di parsimonia ed una certa arditezza nelle intraprese sono qualità (mi sia lecito il dirlo) molto comuni in questo Circondario, e sono veramente quelle, su cui si fonda molto solidamente l'avvenire industriale di un paese (p. 49).
Dalla lettura di questi due volumetti si trae l'impressione che Sella, spesso definito una figura tra le meno retoriche del Risorgimento, sia stato in realtà un maestro nell'arte di coltivare la propria immagine pubblica. 11 suo stile di vita trasmetteva un nitido messaggio politico e pedagogico . Era un tentativo di identificazione immediata tra il personaggio nella sua quotidiana esistenza e gli ideali che ispiravano la sua attività, un mezzo per sintetizzare nell'uomo di Stato lo slancio morale che aveva animato il riscatto di un popolo. Viene spontaneo chiedersi, allora, quanto di artificioso e quanto di sostanziale vi fosse in questa scelta. Faldella, forse rendendosi conto della possibilità di una scissione apparenza-realtà hi Sella, volle riportare, tra le sue scarpellate , anche la requisitoria che gli ambienti di Sinistra muovevano al Biellese: 1 giornalucoli di provincia vantano di aver l'on. Sella ad inspiratore ed azionista, quelli che dicono nulla potersi tentare di buono e neppure di libero nella vita pubblica se non si hanno sessantamila lire di censo avito. Insomma, pei ricchi gli onori e le cariche con una bottiglietta di Bordeaux a colazione e con una confessione ed una assoluzione dalle maniche larghe dopo cena. I sacrifizi, questo signor ideale, li lascia fare tutti al popolo; e gli idealisti si riservano le frasi per magnificare la virtù eroica di aver imposto e fatto soffrire agli altri il macinato (pp. 132-133).
FILIPPO RONCHI