Rassegna storica del Risorgimento
ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno
<
1986
>
pagina
<
375
>
Libri e periodici
375
LEOPOLDO FRANCHETTI, Condizioni economiche e amministrative delle province napoletane, a cura di ANTONIO JANNAZZO; Bari. Laterza, 1985, in 8, pp. xxx-389. L. 40.000.
Questa ristampa delle Condizioni economiche ed amministrative delle province napoletane. Appunti di viaggio ha una particolare importanza. L'opera, già edita a Firenze nel 1875 e ripubblicata nel 1950, era infatti sino ad oggi difficilmente reperibile, li volume contiene, inoltre, un'ampia introduzione di Antonio Jannazzo utile anche per un inquadramento dell'attività di Franchetti nel più vasto ambito politico-culturale europeo.
La questione meridionale, uno dei nodi più critici per Io sviluppo dello Stato liberale, cominciò ad essere conosciuta nei suoi termini reali dall'opinione pubblica solo verso la fine dell'800 grazie ad una serie di impegnative e documentate opere sull'argomento. Fondamentali, in questo senso, furono le Lettere meridionali di Pasquale Villani e le Condizioni economiche ed amministrative delle province napoletane di Leopoldo Franchetti. 1 due studiosi erano, del resto, legati da profonda amicizia. Franchetti aveva assorbito' il positivismo metodologico di Vi Ilari seguendo le sue lezioni da studente a Pisa. In seguito ne aveva confermato e precisato ulteriormente le impostazioni. Per troppo tempo, tuttavia, era rimasta estranea alla classe dirigente sia moderata sia democratica un'analisi approfondita della crisi che lacerava il Mezzogiorno (ove si eccettuino sporadici e parziali tentativi, quali ad esempio la relazione della Commissione d'inchiesta Massari nel 1863). Anzi, erano ampiamente diffuse erronee convinzioni sulla ricchezza del Meridione, ed in particolare della sua agricoltura. Perciò molte volte si finiva con l'attribuire ad una presunta neghittosità della popolazione locale il mancato decollo di quella parte del paese. Soprattutto si pensava che la causa fondamentale dell'arretratezza del Sud fosse la persistenza del regime borbonico immobilistico, retrivo, isolato dalle forze vive del paese. Era prevalsa, dunque, la tendenza ad attribuire a ragioni essenzialmente politico-antropologiche il diverso grado di sviluppo delle varie zone d'Italia. Di qui, ancora, come rileva Jannazzo nella sua esauriente prefazione, nasceva l'idea che il semplice slancio innovatore, improvviso, tipico della vecchia azione politica liberale sarebbe stato sufficiente a spezzare la permanenza di ragioni economiche e di tipologie sociali profondamente radicate nell'ambiente meridionale. Ebbene, in questo contesto, Leopoldo Franchetti, con i suoi viaggi-inchieste, opera un completo ribaltamento di prospettiva. Desideroso di immergersi nella concretezza di indagini positive, proprio sulla scia della fase costruttiva e governativa del liberalismo come si andava manifestando in tutti i maggiori paesi europei, Franchetti si rivela scrittore attento, minuzioso osservatore di ogni avvenimento e di ogni fatto di costume. Appassionato, incapace di compromessi, affermerà: 11 malcontento generale in quelle province è tale, che difficilmente potrebbe essere maggiore. È ormai tempo d'essere uomini, di rinunziare alle illusioni, alle credenze dei facili miglioramenti che vengon da sé e contentan tutti [...]. Nelle altre province abbiamo chiusi gli occhi ai mali di quella parte d'Italia per non aver la fatica dì pensarci e di cercarne i rimedi. Quando ci si parlava delle loro sciagure ci siamo riposati nella fede che la libertà e il progresso guariscono tutto e ci siamo voltati in là (pp. 125-126). Così, nell'impietosa radiografia di Franchetti, il Sud mostra il suo vero volto. L'agricoltura si presenta quasi ovunque arcaica, precaria, a causa di grandi mali fisici, sociali ed economici: il latifondo, la mancanza di capitali, il paludismo, la malaria e quell'uso dissennato dei disboscamenti che, offerto come una risposta all'esigenza di terre, aveva finito con l'impoverire gradualmente le naturali capacità di difesa dell'ambiente. Quanto alle condizioni di vita materiale delle classi subalterne, per i contadini è già somma fortuna [...] poter pagare nelle annate buone i debiti contratti nelle cattive (p. 65). Essi vivono in case per lo più di una sola stanza e mangiano pane secco che, almeno in Calabria, devono raschiarlo col coltello nel cavo della mano e versarselo in bocca a bricioli, e minestra di erbe colte nei prati e cotte nell'acqua con un po' d'olio e sale quando ne hanno (p. 72).
L'estrema miseria è fonte anche di corruzione: in Calabria e Basilicata specialmente fra gli artigiani dei paesi, accade che padri e mariti vendano le figlie e le mogli (p. 77). L'asocialità, l'individualismo rissoso, la paura del brigantaggio fanno sì che in