Rassegna storica del Risorgimento
ALBANI FELICE CARTE; ALBINI(FAMIGLIA) CARTE; ANNARATONE ANGELO
anno
<
1986
>
pagina
<
376
>
376
Libri e periodici
quelle province nessuna persona agiata esce di casa senza revolver o di paese senza lucile (p. 77). Le amministrazioni locali, rette dalle litigiose classi medie e dalla piccola borghesia impiegatizia ed avvocatesca strascina faccende, versano in condizioni di estremo disordine: In molti comuni mancano gli archivi, i conti sono mandati in ritardo alle prefetture, le forme prefisse dalla legge per la vendita di cose del comune spesso non sono osservate (p. 115). Ma, soprattutto, il Mezzogiorno è rimasto feudale. La rivoluzione e la dominazione francese hanno distrutto il feudalesimo dal punto di vista giuridico, ma non nei fatti: Il galantuomo, per il contadino, è onnipotente; se non lo ha per padrone, lo ha per creditore; ne ha bisogno per le sue comunicazioni colle autorità governative, di cui non intende il linguaggio, e che spesso non intendono il suo; ne ha bisogno [...] per fare i suoi reclami, per far valere i suoi diritti, per ottenere dall'autorità un favore lecito e perfino illecito (p. 19). Ad aggravare la situazione contribuisce una carenza impressionante di infrastrutture: Qualunque cosa si voglia considerare, ricchezza, produzione, commercio, livello morale, istruzione, patriottismo, qualunque male si abbia a rimpiangere, qualunque bene s'abbia a desiderare, s'incontra sempre questa cagione: mancanza di strade. È impossibile intendere senza averlo visto da sé, quale isolamento, quale miseria, quale barbarie significhi la mancanza di una strada carrozzabile (p. 12). In queste condizioni, si chiede Franchctti, quali benefici ha portato alle province meridionali il mutamento di governo? Le stesse libertà civili si trasformano in un'amara ironia: Contadini che non sanno né leggere né scrivere, che ignorano del tutto che cosa siano i diritti civili e politici, non possono trai- grande utilità dalla libertà di stampa o di associazione, né far uso a loro vantaggio del diritto di eleggere un deputato quando pure sono elettori; la libertà religiosa non ha significato per una popolazione superstiziosa senza eccezioni m 28),
Di particolare interesse le proposte riformatrici enunciate da Franchetti nelle Condizioni. Egli è fedele ad una concezione del Risorgimento come momento rivoluzionario da proseguire sul terreno sociale. La sua aspirazione è quella di veder sorgere una terza classe formata da proprietari-contadini, attraverso una più equa distribuzione dei demani comunali, il ritorno degli emigranti nel frattempo arricchitisi e disponibili ad investire in un fondo il proprio denaro. Jannazzo insiste giustamente, nella sua introduzione, sull'importanza di questo punto del programma dell'uomo politico toscano, Franchetti, infatti, è spregiudicato ma al tempo stesso consapevole dell'inutilità di una rivoluzione agraria priva di sviluppo tecnico ed alimentata da demagogico populismo. Perciò pensa ad un intervento organico dello Stato, in grado di allentare la morsa che grava sulle spalle dei contadini: Oltre a quelle modificazioni della legge vigente che sono insegnate dall'esperienza, e fra le quali primeggia quella di far le quote grandi abbastanza per dar lavoro e vitto ad una famiglia, fan bisogno principalmente tre cose per rendere efficaci le quotizzazioni e sono: 1 un ente capace di scegliere agenti coscienziosi ed abili abbastanza per far le quotizzazioni nell'interesse esclusivo dei contadini; 2 capitali sufficienti per dotare le quote di capitale fisso e circolante sotto forma sia di donazione sia d'imprestito ai quotisti [...]; 3 (e quest'ultimo requisito riguarda solamente la Sila e gli altri altipiani posti in clima analogo) scoprire un sistema d'agricoltura adatto alle terre da quotizzarsi. Ora [...] conviene ohe lo Stato eseguisca direttamente l'operazione (pp. 95-96). Certo non si trattava di creare un'economia di tipo statalista, in quanto i singoli proprietari sarebbero rimasti intieramente liberi , non appena avessero saldato i debiti ed il sistema agricolo fosse stato avviato sufficientemente per assicurare loro la vita in circostanze ordinarie, lasciando poi al sentimento del tornaconto privato il cercare di far meglio se è possibile (p. 97). Vi è, nel Franchetti, una grande fiducia verso le classi subalterne ed un rifiuto di qualsiasi preconcetto razzistico: Ho sentito in una pubblica adunanza a Milano [...] accusare i contadini di quelle Provincie di vivere più di sole che di lavoro e di risparmio. L'accusa è inesatta. Il lavoro di quei contadini potrebbe rendere molto di più; una parte maggiore del prodotto del lavoro porrebbe toccare ai lavoranti, sarebbe facile lavorar meglio, ma sarebbe difficile lavorare di più dei contadini di Abruzzi, Molise, Calabria e Basilicata (p. 79). Parallela all'esaltazione delle classi subalterne è la recisa condanna delle classi dirigenti locali: i grandi proprietari terrieri sono piccoli principotti