Rassegna storica del Risorgimento

COLLETTA PIETRO ; SICILIA
anno <1921>   pagina <97>
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deve avere obbiettava un numero maggiore di rappresentanti, deve avere tribunali ed amniinisirazioni indipendenti; ma essa non dee né può .tollerare la terza parte delle imposizioni. I dazi debbono easore proporzionati allo stato relativo delTagricoHnia, dell'industria, del commercio di una popolazione, e queste tre sorgenti di ricchezze in Sicilia trovansi ancora nell'infanzia (1).
Ma il Colletta 1' 11 dicembre giustamente ribatteva, osservando che la sua affermazione non era stata bene intesa:
Non ho incontrato le sue idee nel Bolo articolo della finanza; dappoiché Ella crede che la Sicilia pagar non possa la terza parte dei tributi della Monarchia. Ed il credo anch'io; e tanto il credeva il di 20 novembre, che scrissi : La finanza non può essere la stessa; un paese ancora ricoperto di baroni e di frati non può eto.... La mia proposizione della terza parte versava sulle spese comuni, cioè armata, lista civile e corpo diplomatico. Questi tre rami, gravi al momento attuale, noi saranno, io spero, fra due anni, dopo che dalla pianta costituzionale ci sarà permesso di tirar frutto.
D'altra parte, non potrebbe darsi alla Sicilia la terza parte dei vantaggi, se nel tempo stesso non le fesse data la terza parte dei pesi comuni. Napoli no'l soffrirebbe. Rammenti, di grazia, T. E. che il primo difetto dei popoli liberi ò l'avarizia. Un vantaggio per i Siciliani, o un privilegio di questa specie, snodar potrebbe i legami dell'accomodamento .
Ma, intanto, già erano cominciate le disillusioni per il Colletta, che in questa medesima lettera ha un giudizio tagliente,; naa giusto, sul Parlamento napoletano. Poiché il Ricciardi lo esortava a pro­muovere tutte le istituzioni amministrative ed economiche, già adot­tate con vantaggio a Napoli, e a sviluppare in progetti le idee, che aveva esposte nel quadro generale delle riforme in Sicilia, egli, ama­reggiato, rispondeva:
Nella posizione, in cui siamo, cioè alla vigilia delle riformo generali sull'amministrazione pubblica, quali istituzioni potrebbero introdursi in Sicilia, senza affrontare tutti i danni e i pericoli della
(1) Ivi, Lettera del Ministro di Grazia, e Giustizia al Colletta, 29 nov. 1820, co. 16-17.