Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1986
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pagina
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523
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ALBERTO M. GHISALBERTI E IL VENETO
Io credo che Alberto M. Ghisalberti amasse il Veneto più di ogni altra regione d'Italia. Sebbene fosse nato e vissuto altrove e i suoi interessi lo portassero a guardare verso altri luoghi e altre genti, egli non aveva mai dimenticato che le sue radici erano saldamente piantate nel Veneto, la cui parlata gli era stata sempre familiare, anzi per molto tempo era stata il mezzo di comunicazione più immediato e più caro. Inoltre non va dimenticato che nel Veneto si era compiuta una delle esperienze fondamentali della sua vita: la partecipazione al grande conflitto del 1915-18, di cui egli non solo ebbe a scrivere in un volume uscito qualche anno fa, ma anche amava spesso parlare rievocando luoghi, persone e avvenimenti. In occasione dì congressi, di riunioni, di contatti i più vari, Ghisalberti non mancava di fare riferimento a quei fatti e alle località dove si erano svolti.
Quei richiami erano così frequenti, perché l'esperienza di quegli anni e di quei luoghi aveva costituito per lui non tanto una vicenda eroica di cui gloriarsi, quanto un vissuto che aveva finito col far tutt'uno con la sua coscienza: la guerra nel Veneto o, se vogliamo, il Veneto in guerra gli avevano lasciato il segno.
Negli accenni che egli faceva a quegli avvenimenti e a quei luoghi si sentiva il bisogno di ribadire, più a se stesso che agli altri, che quella discesa all'inferno in un ambiente che poteva ancora essere considerato l'Arcadia d'Italia era stata vissuta a contatto con una realtà che gli aveva comunicato qualcosa che aveva profondamente inciso nel suo animo. Egli si era accorto che i disastri, le distruzioni, i drammi provocati dalla guerra erano stati affrontati dalle genti venete e friulane con grande forza morale e, quando non c'era altro da fare, con rassegnazione ed. aveva intuito che alla base di questo comportamento stava una ben definita visione delle cose di questo mondo. Egli aveva assorbito questa filosofia e l'aveva conservata dentro di sé come un bene prezioso.
Certamente Alberto M. Ghisalberti è stato uno storico di razza e il tempo ne metterà maggiormente in risalto i meriti; ma per me egli è stato soprattutto un uomo straordinario, poiché possedeva una qualità che è piuttosto rara nel mondo accademico. Egli aveva un profondo senso umano, aveva la capacità di partecipare ai problemi degli altri, capiva le persone che gli stavano vicino e cercava di stabilire con esse un contatto che non fosse solo di superficie.
Quando ci vedevamo a Roma in occasione delle riunioni del Consiglio di presidenza dell'Istituto o in altre città per congressi o convegni, il suo saluto era emblematico. Mi diceva: Benedeto. E questa espressione, che probabilmente non dirà nulla agli abitanti di altre regioni italiane, aveva per me un grande significato. Era una specie di parola-chiave, in cui tutto un mondo di rapporti e di affetti si condensava, uh segnale che "rinviava a qualcosa di profondo e di autentico: il Veneto.
Spero che il tempo non faccia illanguidire nella mia memoria il ricordo di quest'uomo: posso dire di non averne conosciuto uno migliore.
GIOVANNI PILLININT