Rassegna storica del Risorgimento

SOCIET? ITALIANA DI MUTUO SOCCORSO ARGENTINA
anno <1987>   pagina <132>
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132 Vita dell'Istituto
nostra Provìncia indicando i settori di intervento della camorra. Particolare attenzione egli ha dedicato alla trattazione dei problemi relativi allo sviluppo economico del Mezzogiorno e alla disoccupazione, evidenziando alcuni legami esistenti tra sottosviluppo, emarginazione e criminalità organizzata. Un grande ruolo per sconfiggere e debellare i vari fenomeni camorristici non può non svolgere, secondo il prof. Piscitelli, la scuola ed i giovani in particolar modo: il suo intervento si è concluso con l'illustrare l'opera svolta dallo Stato, dalle forze dell'ordine anche in Provincia di Caserta contro i vari fenomeni di criminalità organizzata.
È seguito l'intervento del dott. Ugo Tcrromeo, Commissario straordinario al Comune di Mondragone, in rappresentanza anche del Prefetto dott. Agostino Stellato, e quindi quelli di studenti del Liceo (hanno chiesto maggiore impegno anche nell'informazione sulla natura della criminalità e della scuola), oltre che di alcuni docenti.
Le conclusioni sono state tratte dal prof. Mario Stefanelli, che, a nome dell'Ammini­strazione Provinciale, ha ringraziato le autorità scolastiche, il nostro Comitato e quanti hanno collaborato per la riuscita dell'iniziativa.
Oltre alla nostra, nell'ultimo scorcio del 1986 il Comitato ha organizzato nella propria sede alcune conferenze destinate agli studenti delle Scuole medie di 2 grado (ultimo anno) su alcune pagine di storia risorgimentale casertana. Ad esse hanno partecipato qualche centinaio di studenti complessivamente (la sede non può contenere più di 35 posti a sedere, pur essendo formata da vari ambienti). Relatori sono stati il prof. Silvio de Majo del­l'Università di Napoli e il Presidente del nostro Comitato, prof. Carmine Cimmino.
La prima conferenza ha avuto come oggetto l'agricoltura; la seconda l'industria, con particolare riferimento alle manifatture seriche (S. Lcucio), cotoniere (Piedimonte M.), della lana e carta (Valle del Liri); la terza infine alcune figure risorgimentali native o che hanno operato a Caserta nel quadro del movimento liberale casertano.
Nel corso delle tre conferenze sono state proiettate diapositive e mostrati documenti in fotocopia conservati in archivi pubblici (Archivio di Stato di Caserta, Museo Provinciale Campano di Capua) e privati.
Una seduta a parte è stata poi dedicata ad un gruppo di frequentanti la Scuola Superiore di Servizi Sociali di Caserta, particolarmente interessati alla storia socio-sanitaria della Provincia di Caserta. Ad essi è stata mostrata in fotocopia tutta la documentazione dell'inchiesta promossa dal Murat nel Regno di Napoli riguardante le condizioni di vita della popolazione, le varie affezioni patologiche, il servizio sanitario di cui all'epoca si disponeva.
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FERRARA. Il presidente del Comitato, aw. Ugo Veronesi, ha ricordato con una circolare ai soci i cento anni dalla battaglia di Dogali.
Avvenne il 26 gennaio 1887 a circa 40 km. ad oriente di Massaua e fu purtroppo un massacro. Assaliti da tutte le forze di Ras Alula luogotenente del Negus Giovanni, le tre compagnie e cinquanta irregolari che al Comando del colonnello De Cristoforis erano accorse per portare aiuto a Saati, investita due giorni prima dagli abissini, vennero sorprese e trucidate sulle alture di Dogali.
Oltre diecimila uomini contro cinquecento: potevano retrocedere e non lo fecero, ufficiali e soldati aspettarono a pie fermo combattendo fino alla morte. Alcuni superstiti, creduti morti dal nemico che si abbandonò anche allo sfregio dei cadaveri, raccontarono che il Comandante De Cristoforis rimasto in piedi con altri dodici diede l'ultimo addio ordinando il "Presentate le armi ai vostri compagni caduti!" e poco dopo lo furono anch'essi.
Il capitano Tanturi che sul tardo pomeriggio era partito da Monkullo nei pressi di Massaua con una compagnia ed una mitragliatrice giunse sul campo di battaglia quando questa era terminata. Cosi scrisse nel rapporto: "tutti giacevano come fossero allineati". Erano cinquecento tra cui 23 Ufficiali, feriti un ufficiale e ottanta soldati.
Ingenerosamente in un recente libro Angelo Del Boca ebbe a scrivere che il colonnello De Cristoforis "non ebbe il coraggio di non aver coraggio".