Rassegna storica del Risorgimento

ANCONA STORIA SOCIALE SEC. XIX; EPIDEMIE ANCONA SEC. XIX; ORSI
anno <1987>   pagina <150>
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Werther Angelini
l'O. anche in questo terreno muove e gestisce dall'alto le sue imprese e cosi perderà molto utile campo soprattutto nel settore sociale, per cui occorrerà la concorrenza sullo stesso piano da parte di repubblicani e cattolici perché nella classe liberale si faccia chiara, volerla o non volerla, la necessità di una presenza che non sia soltanto autoritaria o concessiva. Infatti prima del cadere della Destra i repubblicani di Ancona censurano l'unilateralità del­l'azione liberale incalzati dai cattolici. Ma per tornare agli anni 1860 e vicini, l'O. vive troppo dentro il successo del suo civico fervore d'inizio e solo quando si abbatte su Ancona repentinamente il cholera morbus il suo spirito filantropico si ridesta e torna a muoversi in direzione e sensi più immediati.
Quasi un fatto preordinato alla cultura di famiglia, questo dell'epidemia colerosa: già nel '55, come si disse, il fratello compone in Ravenna le sue Riflessioni critiche [...] memoria specialmente diretta ai governi e alle Acca­demie di Italia (Ancona, 1866-1867) sull'impietoso evento nel clima di preoccu­pazione generale dalla Romagna alle Marche e oltre, e da quel tempo sino alla morte, avvenuta per lo stesso flagello, gli sta vicino sul terreno profes­sionale. Non si può nemmeno dire che il colera sia un avvenimento incon­sueto. In Italia ha infierito nei secoli, e in tempi recenti ha colpito Parma nel 1831, Napoli dal '36 al '37, e in questi stessi anni Ancona. 45> I fratelli Orsi dimostrano subito particolare sensibilità al problema, anzi l'O. non dà nemmeno l'idea di essere sorpreso tanto è tempestivo il suo modo di reagire di fronte ai primi sintomi della calamità.
È un intervento sorretto da uno spirito nuovo, senza appello che non sia a possibilità terapeutiche, una sorta di provvidenzialismo sanitario, tecnico diremmo, un fatto cui si acconciano anche gli aristocratici come l'O. pervenuti a posti di responsabilità. In queste idee, con simile prota­gonismo, egli marcia a tratti non senza una cert'aria di crociato nelle nuove prove che si parano davanti in tempo di colera. Le sue prescrizioni, in campo più strettamente professionale, di isolare i malati, ottenere una barriera profilattica intorno ai degenti, far osservare al porto una scrupolosa vigilanza ai bastimenti che approdano, rinnovare le quarantene alla navigazione straniera con più moderni criteri, hanno un che di sicuro e persino di baldanzoso. Meno personale il ricettario, che obbedisce alle regole galeniche classiche: le 10 once di decotto saturo di ratania e contraierva, un'oncia di gomma e due scrupoli di laudano, dell'oppio associato al calomelano, pillole di antielmintico, degli astringenti,46) prescrizioni ricordate dal fratello nelle sue Riflessioni critiche e rimeditate dall'O. stesso nelle sue Pratiche modera-
45) V. Relazione storica del cholera morbus nella provincia ferrarese. L'anno 1855, Ferrara, 1857, pp. 51-599. Per il colera ad Ancona nel 1836 può valere L'autunno dell'anno 1836 in Ancona. Memorie dell'abate Francesco Borioni, lesi, 1837.
ft) In tema di medicine si legge anche che il colera dipende da parassiti che vanno combattuti con lo zolfo, o, meglio, con il solfuro di carbonio (O. in L'ordine, già Corriere delle Marcite, del 1884, n. 279 del 10-11 ottobre). Sono consigliate ancora dall'O. (Preservia­moci dal colera. Ammonimenti cit., p. 52) frizioni per riflessi esterni con acido Umico (gr. 3) e alcool (gr. 300).