Rassegna storica del Risorgimento

ANCONA STORIA SOCIALE SEC. XIX; EPIDEMIE ANCONA SEC. XIX; ORSI
anno <1987>   pagina <161>
immagine non disponibile

Girolamo Orsi
161
è una realtà che la borghesia liberale dopo la presa di Roma rivela una sconcertante immobilità sugli schemi dell'indipendenza e dell'unità nazionale già ricercati come giustificazioni del proprio contributo, vale a dire l'inca­pacità di attendere proficuamente ai problemi dei ceti subalterni.
L'O. non può che ancorarsi ai vecchi temi e a chi li difende, pertanto scrive al direttore de L'Ordine, sempre il suo amico e sostenitore Giacomo Vettori, una lettera aperta,96) che è un pezzo segnalabile per il carattere di ostinato legalismo che essa contiene e per quanto può concorrere ad una definizione del liberalismo dell'O. e della maggior parte dei liberali nei tardi anni dell'Ottocento. L'argomento è l'ospedale, ma il senso riposto vale anche per altro e riguarda la realtà di rapporti di forma e sostanza con le forze cattoliche.97) Comunque il risultato della contesa è visibile dalle dimissioni dell'O. e degli stessi avversari dalla Commissione amministrativa dell'ospe­dale. È un far ricominciare tutto da capo e un non voler venire a patti con chicchessia, una sorta di isolazionismo morale quindi, ed è pure un far perdere quota alla propria parte. In quel tempo certamente ad Ancona hanno un forte suono i discorsi di Imbriani e di Cavallotti, che mettono nella cul­tura popolare una più matura convinzione civile, mentre ai moderati sfugge via via il terreno e una nuova coscienza politica consente agli altri di osser­vare con acume la vita interna degli istituti della provincia. In quest'ordine di idee, per dare un esempio, le società di mutuo soccorso, che sono fatte apparire come la geminazione più spontanea della città, si svelano indifese da parte dell'autorità dello Stato, cioè dei governi liberali: la legge del 1866 non le tutela, e non hanno luogo altri adempimenti per una loro serena sopravvivenza. Questo il pensiero della sinistra anconitana. Altro esempio, e questo torna a riguardare l'O., sono le condotte mediche interne, che con fatica sono portate da 6 a 7, mentre con altrettanta fatica viene istituito un posto di chirurgo primario all'ospedale.98) La questione della salute viene niininùzzata dunque e ce n'è abbastanza per colpire l'orgoglio di un profes­sionista come l'O.
96) La lettera citata è del 4 giugno 1891, in L'ordine, n. 154, 6-7 giugno 1891.
9?) Si riporta l'idea, per il tono di difesa di una legale collocazione di persone emergenti da istituzioni religiose, che il liberalismo anconitano nella misura in cui viene rappresentato dall'O. nella contesa per l'ospedale, tenti di sfuggire alla pratica di un laicismo di battaglia e voglia dare una più sfocata visione di sé. Il preciso pensiero dell'O. è che l'ospedale civile è un ente autonomo che non ha dipendenza per legge se non dalla Giunta provinciale tutrice delle Opere pie, che il Consiglio comunale nomina i commissari e che questa azienda come altre nominate dal Comune si governa poi da sé o per legge dello Stato o per statuti e regolamenti propri che rendono indipendente questa e altre amministrazioni e libere da qualsiasi sindacazione dall'esterno (lettera del 4 giugno 1891 cit.). Par ovvio che tale pensiero tenda a scavalcare l'opinione della stampa, e in particolare del Lucifero, e a preservare in certo modo anche il clero e la Chiesa. Può sembrare troppo, li pensiero dell'O. in effetti, ad onta di quant'egli dice nel tempo, sa di chiuso, senza concedere a chicchessia fuori degli organismi istituzionali, troppa libertà di censurare, correggere, suggerire.
98} C'è di più per la sensibilità dell'O. sempre tentata dal campo avverso, dispen­satore di tal! notizie. Viene tenuta sul Lucifero una rubrica All'ospedale parliamo degli anni '84 sgg. con indicizzi polemici all'adora direttore dell'istituto, il dottor Man­tovani, -toccanti per tutta la classe medica inserita, che colpiscono indirettamente anche l'O.