Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRATICI ITALIA 1872-1878; REPUBBLICANI ITALIA 1872-1878
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Fabia tast;
senza rinvenire altre vie d'uscita. La cosiddetta rivoluzione parlamentare del 1876, che certo ebbe un'immediata funzione di pungolo negli ambienti democratici, eoi! suo ventaglio di attese e scetticismi, fa da spartiacque alla fase successiva. Il biennio 1876-1878 segna la ripresa della democrazia repubblicana. Varie sono le contingenze esterne che ne favoriscono i progressi: una più coinvolgente situazione politica, appunto, coi ministeri della sinistra, in particolare con quello di Cairoli e Zanardelli; il declino della Associazione Internazionale; l'affermarsi del positivismo; la ristrutturazione della Massoneria. Ma è, soprattutto, il recupero della spinta ideale del repubblicanesimo anche tra i giovani ad imprimere lo stacco con gli anni precedenti. Accanto ad uomini come Alberto Mario e Gabriele Rosa, che diventano per molti guide preziosissime e numi tutelari, si affiancano le nuove leve dei Ghislerì e dei Colajanni, col loro contributo di energie e di entusiasmi non consumati. Esigenze di più aperte e più spregiudicate considerazioni promuovono una rilettura vigorosa, quasi una scoperta, di Carlo Cattaneo. Si rinnova la tradizione del pensiero democratico lombardo e Milano torna ad essere il centro più avanzato di sollecitazioni politiche e culturali. Mentre a Roma i mazziniani compiono un ingente sforzo dì riorganizzazione e pubblicano il Dovere, a Milano nasce la Rivista Repubblicana di Ghisleri e di Mario, ricchissima di spunti e di interessi, nel solco del Politecnico. È importante osservare come, da questo riattivarsi di riflessioni e di studi, si attui il superamento della nodosa intransigenza dei mazziniani più devoti alle formule del loro maestro, nelle forme di una più concreta e attiva partecipazione alla vita politica. La parte più caduca del pensiero di Mazzini, la questione religiosa, è irrimediabilmente abbandonata. Restano, invece, intatti nel loro significato l'altissimo senso della moralità, il mito dell'uomo tetragono e alcune indicazioni di politica estera, come la battaglia per l'indipendenza dei popoli balcanici e l'implacabile avversità all'Austria. Il 1878 è un anno di vendemmia: un fiorire di opuscoli e di iniziative dimostra la nuova disposizione alla vita del movimento repubblicano. L'atteggiamento nei confronti del governo Cairoli e la sdegnata reazione alla condotta della diplomazia italiana al Congresso di Berlino testimoniano questa più decisa volontà di intervento.
Dall'unità, e forse ancor prima, era iniziato il declino del mazzinia-nesimo come protagonista; venivano meno, oltre alla fiducia nelle sue capacità realizzative, l'aderenza stessa di alcuni princìpi alle esigenze del presente; si delineavano perplessità e dubbi persino suH'mfallibilità e sulla durevolezza della sua dottrina. Questo lento esaurirsi di stimoli e di forza propulsiva si avverte ancora solo in filigrana, durante gli anni sessanta, sia per le infinite risorse e l'eccezionale tempra di Mazzini che per una struttura organizzativa in qualche modo persistente. Egli tiene saldamente le redini del partito e ne sostiene l'unità con il suo prestigio e con la sua influenza. Dedica particolare attenzione, in questi anni, agli interessi delle classi lavoratrici e al loro coordinamento. Prima della Comune, afferma Leo Valiani, Mazzini ha con sé quasi tutto il movimento operaio che si occupa di politica.* Oltre all'intensificazione di questi sforzi nel campo sociale, crea,
3) LEO VALI ANI. Considerazioni su anarchismo e marxismo in Italia e ìn Europa dopo la conferenza di Rimini, in AA.VV., Anarchismo e socialismo in Italia (1872-1892), Roma, Editori Riuniti, 1973, p. 142.