Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRATICI ITALIA 1872-1878; REPUBBLICANI ITALIA 1872-1878
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1987
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173
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La democrazia repubblicana (1872-1878) 173
lui era, ormai, allucinazione e non eroismo, sterile ed isolato ardire e non rivolta collettiva, illegittima imprudenza, anche se drammatica, non martirio.28) Se la sua opinione era già nel 73 più avanzata rispetto all'ostinazione dei mazziniani puri, che congetturavano cronicamente trame cospirative e colpi di mano, lo stesso triumvirato repubblicano rifletteva, per una volta con unanimi conclusioni, sui differenti aspetti che presentavano i tempi in rapporto al passato. In un ammonimento alle consociazioni delle Società Popolari d'Italia, dell'autunno 73, Saffi, Quadrio e Campanella attestavano:
L'Italia, conchiuso o quasi il periodo del suo riscatto dalle dominazioni straniere, entra oggi in quello dell'interno rinnovamento della sua propria vita. Al compito dell'indipendenza sottentra il compito della libertà, alla milizia de' campi di battaglia la milizia delle popolari associazioni, chiedenti diritto di cittadinanza ed istituti ad esso corrispondenti nel seno della Patria comune . Ed ancora più sotto Noi non vi predicheremo la lotta per la lotta: la lotta diseguale, inefficace, non suscitata, sotto gli auspici di un grande sentimento morale del Paese, da circostanze che la determinino come volontà ed atto della Nazione . 2*)
Queste caute considerazioni erano il sintomo di una più avveduta inclinazione politica: era ora di cominciare a spazzare via i trascorsi sovversivi e le residue speranze di un cambiamento a breve scadenza. Nonostante un simile processo si presentasse alquanto lento ed. affannoso, qualcosa si era inevitabilmente attivata. Dell'agitatore a tutto tondo, infatti, dopo il 74, persisteranno soltanto atteggiamenti e movenze, prive ormai di quel palpito universale che ne aveva, in altre occasioni, sostenuto la statura morale. L'ultima corda ideale che ne farà vibrare l'animo sarà l'irredentismo. Nei mesi successivi alla morte di Mazzini erano, intanto, riprese violente le scaramucce tra mazziniani ed internazionalisti. Estremismi da una parte e dall'altra ne avevano esteso la gravità e la frequenza. In particolare, è nell'entroterra emiliano dove gli scontri si fanno più accaniti, nutrendo entrambe le correnti una forte base popolare in questa regione. Ma non tardò molto a cambiar vento: scrive Nello Rosselli appunto perché così aspro e acuto, il dissidio non poteva prolungarsi troppo . Attenuatasi l'aria burrascosa della prima metà del 1872,31> saranno proprio le frange più esagitate a trasferire il loro impeto guerrafondaio nel tentativo di dar vita ad una qualche sommossa contro la monarchia, ed a trovare, in questa evenienza, l'unico possibile terreno comune. Seppure appaia inconsueto, gli stessi mazziniani intransigenti, che avevano condotto con più acre rigore la battaglia contro l'introduzione delle nuove idee materialiste in Italia, avevano civettato, in qualche occasione, con l'Internazionale. Se ne erano i più lontani nel
28) Sul giudizio di Mario su Barsanti consultare ALBERTO MARIO, L'evoluzione (polemica col Dovere), Milano, 1879, pp. 13 sgg. (estratto dalla Rivista Repubblicana del 28 febbraio 1879).
29) A. SAFFI, op. ciu, voi. XI, p. 47.
30) N. ROSSELLI, Saggi eh., p. 293.
3i) Tra marzo e maggio si conta una triste successione di episodi, sino all'assassinio dell'internazionalista Francesco Piccinini, a Lugo. Cfr. N, ROSSELLI, Mazzini e Bakunin, cit., pp. 330 sgg.