Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRATICI ITALIA 1872-1878; REPUBBLICANI ITALIA 1872-1878
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1987
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Fabio Stassi
Fratellanza e che ne ottiene ancora qualche ridotto sprone, dal successivo. Ne è, ormai, intiepidita la capacità d'attrazione; di fronte alle novità governative ed ai cambiamenti del paese, la questione sociale viene relativamente accantonata. Insieme allo stallo organizzativo delle associazioni democratiche e delle Società di Mutuo Soccorso trapela l'estinzione del triumvirato. Alla guida del partito vi è, di nuovo, un'aperta lacuna. Il triumvirato non esiste più; a parere di Salvatore Massimo Ganci era virtualmente finito dal 74, dall'epoca delle repressioni governative. In realtà non aveva rappresentato quasi mai una linea direttiva energica ed unitaria, un consiglio comune nelle consultazioni e nei criteri, ed era vissuto di riflesso per l'autorità emblematica dei nomi e per singole intraprendenze personali. Ma nel 1876 non poteva sopravvivere neanche nominalmente: Maurizio Quadrio era morto in quell'anno ed Aurelio Saffi si era distanziato, seppure parzialmente, dalla vita politica. Il movimento repubblicano sembrò, dunque, rivivere, per un attimo, quel disorientato stupore che lo aveva colpito alla morte di Mazzini. Ma, rispetto alla bonaccia del 1872, erano sopravvenute significative trasformazioni. La chiarificazione ideologica compiuta attraverso l'età apostolica e l'uscita dall'apprendistato di giovani e precoci protagonisti aveva accelerato l'opera di svecchiamento e suddiviso nettamente il campo in due metà. Le contrapposte anime del repubblicanesimo, l'urna intransigente, astensionista ed unitaria, l'altra favorevole, invece, alla via evolutiva, al federalismo e, ben presto, anche alla partecipazione alle lotte elettorali, si diramano in due distinti poli aggregativi. La demarcazione dei confini gioverà, tutto sommato, più del precedente confusionismo. Il dissidio verrà impersonificato dal Dovere di Roma e dalla Rivista Repubblicana di Milano, ed in queste rispettive città si stabiliranno i quartieri generali ed i centri operativi degli ormai incompatibili raggruppamenti. Non si deve, tuttavia, credere ad un fronteggiarsi assoluto e manicheo di schieramenti e di zone d'influenza. A Milano, infatti, i mazziniani intransigenti avranno in Brusco Onnis un fedelissimo collaboratore, ed a Roma Edoardo Pantano si dimostrerà d'altra natura da quella dei suoi amici. Auspici di rifondazione del partito e la volontà di ritessere insieme le sfilacciate strutture della democrazia repubblicana germoglieranno in entrambe le redazioni. All'intenso sforzo di riorganizzazione dei mazziniani romani replicheranno le sollecitazioni culturali e gli avanzati itinerari politici degli evoluzionisti lombardi; se i primi si dedicheranno a restaurare l'apparato costitutivo, gli altri tenteranno, con la massima accuratezza, di determinare una loro identità. Questa sofferta definizione teorica è, per i repubblicani alla Alberto Mario, la sintesi conclusiva di un prolungato disincagliarsi dagli ormeggi dell'immobilismo e dell'ortodossia. Già tracciata, invece, la propria latitudine politica, il gruppo degli intransigenti romani è il primo a riacquistare una disciplinata fisionomia. Dalla capitale si dispiega una strepitante aria di mobilitazione. Il Dovere, che veniva a colmare il vuoto momentaneo della stampa repubblicana, aveva tre sottotitoli: al centro la dedica Monumento a Maurizio Quadrio , ai lati i due motti Dio e il Popolo e Pensiero e Azione . L'epigrafe a Quadrio, oltre che il riconoscimento a chi tanto si era adoperato, prima di morire, per la realizzazione di questo giornale, è anche una significativa
39) SALVATORE MASSIMO GANCI, L'opposizione repubblicana dall'avvento della Sinistra al 1885, in Società, n. 6, novembre 1958, p. 1122. *