Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRATICI ITALIA 1872-1878; REPUBBLICANI ITALIA 1872-1878
anno
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1987
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pagina
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179
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La democrazia repubbltema (1872-1878) ÌM
deposizione del vincolo che legava il gruppo romano ai padri dell'intransigenza mazziniana. Nonostante il risolutore e sempre frequente rimando alla prossima età dell'Assemblea Costituente e del Suffragio Universale, un intento di maggiore e più costruttiva concretezza si afferma nel foglio rispetto al solito astrattismo accademico e dottrinario. Ma è tendenza spesso individuale e transitoria, il più delle volte contrastata. Edoardo Pantano, componente della triade collegiale a cui è affidata la direzione, avverte più degli altri l'esigenza di attenersi al tangibile. Attratto da questioni pratiche, come la lotta delle urne e le agitazioni per il macinato, * è, anche, dotato di una maggiore ricettività agli stimoli che giungono dalle altre sponde repubblicane e radicali e tenta quel che può per dare al giornale un orientamento dinamico e combattivo. Ma già nel luglio del 1877, dopo un solo semestre di pubblicazioni, nell'epistolario privato col suo amico Napoleone Colajanni esprime forti perplessità sulla sua persistenza nell'ambiente romano. 41> Resterà, tuttavia, ancora per più di un anno nella capitale. In questo periodo, tra il 77 ed il '78, il Dovere esprimerà la sua vena migliore, replicando con decisione agli entusiasmi per il primo ministero Cairoli e reagendo violentemente contro la politica estera del governo italiano ad Congresso di Berlino. Anche a Milano un'altra generazione, nata negli ultimi anni del processo di unificazione, si affaccia alla vita politica e sostituisce, gradualmente, la precedente. Un restaurato ponte epistolare si stabilisce tra le figure più rappresentative del partito, gli anziani , e le emergenti promesse. Proprio da una felice intuizione di una di queste, Arcangelo Ghisleri, nasce il progetto di una Rivista Repubblicana, intorno alla quale formare, per adesione naturale, come afferma Sofia Gallo,42) un gruppo che nell'eterogeneità dei suoi interessi trovi la sua compattezza. Un impianto eclettico ed elastico, quindi, un'estensione vocale di tre ottave ed una piena libertà d'azione dovranno caratterizzarne la forma e gli intenti.* Alberto Mario ne accetta la direzione politica, seppure con qualche riserva, e scrive il manifesto d'apertura, dove ribadisce, col consueto vigore stilistico, l'abito ideale della parte di cui è portavoce.
Non siamo né ideologi né idealisti, perché non viviamo sopra le nuvole dell'astrazione, e perché il mondo non ci appare una semplice idea della mente. Siamo positivisti, perché ci sentiamo figli della Rinascenza rivendicatrice dell'umanesimo dalla teologia, dal medio evo. dal cielo, dal soprannaturale, dall'oltre tomba; perché cerchiamo le leggi nella costanza dei fatti, i principi! nelle cose. Ma siamo Ferventi cultori dell'ideale nella vita.43)
Azzerate cosi le utopie rivoluzionarie troppo avventate e senza riscontro e richiamato lo spirito democratico ad un nuovo umanesimo, esce, il 9 apri-
40) Come egli stesso scrive a Napoleone Colajanni, in Democrazia e socialismo in Italia. Carteggi di Napoleone Colajanni: 1878-1898, a cura di Salvatore Massimo Ganci, Milano, Feltrinelli, 1959, p. 9.
4 Ivi, p. 8,
*2> SOFIA GALLO, Le lettere Inedite di Alberto Mario ad Arcnagelo Ghisleri (1876-1881), in Bollettino della Donni* mazziniana, n. 1, a. XXVI, 1980. p. 7.
*3) Scritti politici di Alberto Mario, eli., pp.- 168-169,