Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRATICI ITALIA 1872-1878; REPUBBLICANI ITALIA 1872-1878
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1987
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180
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Fabio Stassi
le 1878, il primo numero della Rivista Repubblicana. Ghisleri assume i compiti organizzativi, ma come egli stesso scriverà a Napoleone Colajanm, un anno e mezzo più tardi, l'iniziativa fu una temerità fin da' primordi : W solo undici azioni sulle cento preventivate e più di un terzo degli abbonati inadempienti ai loro obblighi. L'intestazione, inoltre, creava numerose esitazioni. Ancora Ghisleri considererà a posteriori quante remore di accettazione aveva provocato la Rivista:
... i democratici, radicali sì, ma parlamentari, l'abbandonarono perché repubblicana. Non volevano né l'epiteto, né i collaboratori troppo spiccati. E i repubblicani l'abbandonarono perché federalista. Si navigava nell'impossibile.45)
Tuttavia, superate le prime diffidenze e riunite insieme firme di grande rilevanza, quali Roberto Ardigò, Giovanni Bovio, Gabriele Rosa e altri, il disegno della Rivista si mostra più chiaro: allargare il campo d'azione del movimento repubblicano; seguire una linea di coerente apertura con tutte le forze della democrazia; riconcretizzare l'analisi politica e ricondurla al particolare; costituire, infine, una tribuna d'opposizione efficace ed essenziale. Restavano, ancora, delle perplessità sul pericolo che il riformismo insito nella teoria evoluzionistica conducesse a scelte troppo moderate, se più realistiche anche più confondibili in un generale tracciato progressista. Non tutti, infatti, all'interno della Rivista aderivano al pensiero di Mario sulla legalità dei plebisciti, né alla sua speranza di un trapasso indolore dall'istituzione monarchica alla repubblica, e temevano di assumere compromettenti procrastinazioni. Alcune istanze, come la sempre più palese scissione del binomio Costituente Repub blicana-Suffragio Universale, si sovrapponevano a quelle dei radicali ed erano accolte da vigili indugi. Complesso, dunque, l'assestamento dei repubblicani lombardi tra la seduzione radicale, l'incomponibile lacerazione col mazzinianesimo ed il rifiuto della lotta di classe. Ma, anche se fatica a rintracciare suoi non ibridi equilibri, il taglio del periodico persegue, con relativa nitidezza, un ideale di democrazia borghese dinamica, impegnata a fondo nelle sue battaglie, calata nel reale, ma lontana dall'ammettere livellazioni societarie, e si affida alla forza propulsiva che si propaga da un'atmosfera culturalmente effervescente.
La Rivista Repubblicana sostiene Massimo Scioscioli salvaguardava il tradizionale pluralismo della scuola democratica risorgimentale ed evitava così che il prezioso patrimonio lasciato da Carlo Cattaneo potesse andare disperso .4?)
**) Democrazia e socialismo in Italia, cit, p. 74.
> Ivi, p. 70.
*) Afferma Salvatore Massimo Ganci: La trascrizione dell'evoluzionismo sociologico in chiave politica non poteva essere, infatti, che il riformismo. In S.M. GANCI, op. cit, p. 1131.
*7) MASSIMO SCIOSCIOLI, Appunti per uno studio sulla formazione del partito repubblicano, in Archivio Trimestrale, n. 1, a. I, 1975, p. 58.