Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRATICI ITALIA 1872-1878; REPUBBLICANI ITALIA 1872-1878
anno <1987>   pagina <182>
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Fabio Si assi
Dei fantasmi della gioventù durava l'urgenza di agire, assieme al disprezzo per il quotidiano e per la diplomazia, all'ambizione alla potenza ed al culto dell'autorità e del genio; ma più nulla delle crociate di riscatto per i popoli. La degenerazione del principio di nazionalità preannunciava il futuro nazio­nalismo e Crispi ne aveva già gli accenti, le pose, lo stile. Dalle lotte per l'indipendenza si scollinerà nelle imprese coloniali; dalle affermazioni del­l'identità etnica, linguistica e culturale alla giustificazione dell'imperialismo. Di fronte al compimento di queste metamorfosi, il grande contributo del repubblicanesimo sarà l'aver tesaurizzato, almeno in parte, il prezioso lascito dei suoi capostipiti, senza fuorviarne lo spirito, e di aver adempito così ad una fertile opera di consegna. Il deterioramento dell'idea madre dell'unità, ancora sottopelle, favorì la riattivazione dell'alternativa federale. Intorno a questa si slarga un rinnovato clamore, soprattutto attraverso le personalità di Alberto Mario e di Gabriele Rosa. Il ritorno al tema delle autonomie locali coincide con il recupero dell'eredità di Cattaneo e con l'irrompere del positivismo nella cultura italiana. Su questa piattaforma si riconosce e si confronta la prole repubblicana dissidente dal mazzinianesimo.
Si tratta ha scritto Salvatore Massimo Ganci di uno degli aspetti più inte­ressanti della nostra cultura d'avanguardia, che presenta l'intrecciarsi della originaria ispira­zione romagnosiana e cattaneana con i motivi del positivismo e dell'evoluzionismo.51)
Mentre lo spiritualismo laico alla Mazzini declinava, non riflettendo più il carattere dell'epoca, un desiderio di europeizzazione e di affrancamento dalle scorie della secolare sudditanza al pensiero cattolico si affermò negli avamposti più recettivi alla nuova atmosfera. Il positivismo, con i suoi richiami alla scienza, al concreto e alla verifica, parve soddisfare le esigenze delle ultime generazioni, insediandosi nel solco dello sperimentalismo gali­leiano e dell'empirismo lombardo. L'impressione posteriore, tuttavia, è che la seppur tarda introduzione di questa filosofia nella penisola cooperò a potare rami secchi, ma non riuscì a sanare quell'intensa crisi di pensiero che aveva colpito gran parte della cultura italiana dopo l'unità, né a colmare quel vuoto che la bancarotta delle utopie risorgimentali aveva determinato. Ebbe, comunque, effetti dinamici all'interno della democrazia repubblicana, riconducendola dalle nebbie degli stagni speculativi ad un pragmatismo della libertà, ed inarcando l'antitesi che divideva gli intransigenti dagli evoluzionisti.
Tra mazzinianesimo e positivismo sostiene Guglielmo Macchia non c'è dunque possibilità d'accordo: il contrasto è alla radice. Per quali vie siano riusciti o abbiano tentato di conciliare i due termini uomini come Colajanni e Ghisleri è un problema da esaminare . 32)
51) S. M. GANCI, op. eli., p. 113!.
52) GuoLtELMO MACCHIA, Mazzini e la scuola repubblicana, in AÀ.VV., Atti del primo convegno su Mazzini e i mazziniani, dedicato a Napoleone Colajanni, Pisa, 16-17 set­tembre 1972. Pisa, Domus Mazziniana, Giardini editori e stampatori , 1972 p. 18.