Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRATICI ITALIA 1872-1878; REPUBBLICANI ITALIA 1872-1878
anno <1987>   pagina <185>
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La democrazia repubblicana (1872-1878) 185
vigente. Tale pregiudiziale di base, tuttavia, dei mazziniani non esclude, questa volta, un confronto costante con l'azione del governo. Il Dovere non disdegna la disamina polemica di problemi circoscritti, soprattutto per l'influenza di Pantano, ed attacca, ad esempio, la politica finanziaria ed il carattere antimeridionalista del ministero, rivolgendogli l'accusa di voler risolvere la questione del macinato a favore delle plebi settentrionali. Ma più che il mancato scioglimento di questi grandi nodi peserà sul gabinetto Cairoli e sulla sua credibilità lo scoglio della politica estera. Esposto ad un permanente rischio di friabilità, il governo rivelava nel dicastero degli esteri uno dei più delicati equilibri della sua eterogenea costituzione. II conte Corti, già ambasciatore a Costantinopoli e uomo di Destra, prima di accettare un così difficile mandato, aveva posto la condizione che non venissero rivendi­cate le terre irredente ancora sotto l'Austria. Il frangente storico era parti­colarmente inquieto: la crisi balcanica, scoppiata nel 1876, aveva dato vita alla guerra russo-turca, e minacciava di estendersi, dopo il trattato di Santo Stefano. Per evitare che lo scontro di interessi nei Balcani degenerasse, frenare l'espansionismo russo e trovare una soluzione diplomatica all'intrec­ciata questione d'Oriente, Bismark invitò le potenze firmatarie del trattato di Parigi del 1856 a riunirsi a Berlino. In Italia, intanto, sin dalla fine del 1875, parallelamente all'acuirsi della tensione internazionale, un'ondata di rinverdito rancore antiaustriaco si esternava in comizi, manifestazioni e meetings; alla protesta per Trento e Trieste aderivano esplicitamente uomini della Sinistra, l'Estrema, i radicali e i repubblicani. Si dilatava, inoltre, in tutta l'opinione pubblica, l'allucinazione collettiva che l'Italia potesse trarre, secondo lo schema Balbo,57) dei vantaggi dal caos balcanico, ottenendo gli agognati compensi se l'Austria si fosse annessa la Bosnia-Erzegovina. Ma la corruzione del principio di nazionalità, ispiratore dell'irredentismo quale universale riscatto dei popoli in nome dell'autodeterminazione, ricadeva anche su questo, dapprima inscindibile, nesso causale. Già nel 1878, oltre ai due tradizionali irredentismi, l'uno di origine moderata e l'altro di origine demo­cratica, se ne intravedeva un terzo, per così dire, di forma, che presto confluirà in un più disteso e riconosciuto sentimento nazionalistico, ancora in nuce. Il Congresso di Berlino e la Conferenza della Pace di Parigi sono i termini dell'arco temporale nel quale prolificherà un tale esemplare di rancore patriottico. Dalle mani nette del 1878 alla vittoria mutilata del 1919, in questo ristagnare di offese e di delusioni diplomatiche, si innesta una stretta consecutio psicologica; la spedizione su Fiume sarà il segno che il tempo della gestazione di questa distorta sensività, del tutto inedita ed estranea, dietro al lessico comune, alla storia precedente nei risentimenti, nelle mitologie e nel carattere, è finito. Ma torniamo all'estate del 1878, ed alla sua turbolenta concitazione. R Congresso di Berlino si riunisce dal 13 giugno al 13 luglio. I risultati sono quelli che, in parte, si temevano: l'Austria accresce la propria influenza sui Balcani; l'Italia, al contrario, non ottiene nulla e lascia cadere nel vuoto le indicazioni di indennizzarsi a Tunisi. Ma la poEtica estera del Corti, seppure nell'assenza di successi, aveva mantenuto una sua fedeltà di condotta, riallacciandosi all'esperienza della Destra. A detta di Candeloro:
57) Cfr. FEDERICO CHABOD, L'Italia contemporanea (1919-1948), XXIV ed., Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 1979, pp. 19-25.