Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRATICI ITALIA 1872-1878; REPUBBLICANI ITALIA 1872-1878
anno
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1987
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pagina
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186
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16 Fabio Stassi
prendeva atto di una realtà che non si poteva modificare a breve scadenza, cioè la maggior forza militare e la molto più solida posizione diplomatica dell'Austria rispetto all'Italia, e al tempo stesso voleva evitare di imbarcare l'Italia in imprese espansionistiche, che, data la mancanza di una preparazione diplomatica e lo stato dei rapporti con la Francia, sarebbero state assai pericolose.58)
L'oggettività della situazione imponeva, quindi, scelte caute e ponderate, nella tradizione del far parlare poco di sé di Visconti Venosta. Ma l'attizzata agitazione popolare non apprezzò l'apparente insipidezza di questa politica, ed un vasto moto di scontento accolse la missione Corti, al suo ritorno. Un po' tutta l'Italia si sentì derubata di qualcosa che le apparteneva, e oltraggiata nell'orgoglio nazionale; da questo fremito di collera che scosse il paese, e che il governo Cairoli faticò a frenare senza venire meno ai propri princìpi liberali, si distinse, in un fiero isolamento, il movimento repubblicano. La protesta sollevata dalla democrazia repubblicana nei confronti del Congresso di Berlino e dell'operato del ministro degli esteri italiano in quel consesso internazionale, ebbe, infatti, tutt'altra natura rispetto alla generalizzata delusione territoriale. A Corti furono contestate la modestia dell'animo e la passiva e muta conformità al mercato dei popoli svoltosi a Berlino, non il fallimento e l'inconsistenza del suo patteggiare. L'obiezione del repubblicanesimo è, come sempre, un'obiezione morale: agli intricati raggiri .politici e diplomatici, alle torbide manovre ed alla callosa indifferenza delle grandi potenze oppone la trasparenza dei princìpi, quale unico criterio di giustizia. Mentre è calpestato, ancora una volta, il diritto delle popolazioni nella più sorda acquiescenza, senza che alcuno abbia proferito una sia pur formale denuncia, una doppia vergogna cade sull'Italia, che più degli altri doveva insorgere a tale abominio, conoscendo lo stato di prostrazione di chi è assoggettato. Questa è la sostanza dell'accusa deposta dai repubblicani; ed è tanto più acre l'amarezza quanto meno adempiuta la missione nazionale. I gruppi etnici coinvolti come beni di scambio al tavolo degli affari berlinesi suscitavano, inoltre, una particolare corrispondenza di sentimenti all'interno degli ambienti repubblicani; l'indipendenza delle genti slave costituiva, infatti, una delle più moderne intuizioni della politica estera tracciata da Mazzini. In questi mesi sia gli intransigenti romani che gli evoluzionisti lombardi si trovavano a vibrare di una comune indignazione, recuperando, per un attimo, dalla frammentaria partitura di idee e di programmi, un'altissima coesione. Per entrambi era in gioco il più intimo significato della lotta di liberazione italiana, che non poteva essere stata fine a se stessa. Il Congresso di Berlino aveva scoperchiato, definitivamente, la contraddizione tra la monarchia e la storia d'Italia, tra l'istituzione regia e l'istanza morale, tra l'interesse dei sovrani ed il progresso civile, e rafforzato, per reazione, l'identità di un irredentismo repubblicano. Tra tante, una dichiarazione di Saffi, letta ad un comizio tenuto a Cesena il 4 agosto, illustra, con l'abituale chiarezza, la situazione. Dopo aver ribadito che la discussione non si può ridurre, per
s*) G. CANDELORO, op. cit., pp. 140-141.
w> Un articolo con questo titolo apparve nel Dovere il 3 luglio 1878.