Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <188>
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ALCUNI ASPETTI DELLA POLITICA ESTERA DEI SOCIALISTI ALLA FINE DELL'OTTOCENTO
Gioacchino Volpe, descrivendo i principali partiti politici italiani negli anni che vanno dal 1906 al 1914, caratterizzati dai due lunghi ministeri guidati da Giolitti (maggio 1906-dicembre 1909 e marzo 1911-marzo 1914), scriveva: C'era infine il partito socialista, che seguitava pur sempre ad occupare il bel mezzo della lizza politica italiana, mentre poco contavano per effettiva forma altri gruppi o gruppetti e appena albeggiavano di lontano nuove e diverse formazioni politiche. Era il solo vero partito italiano fisso ad obiettivi abbastanza precisi, sebbene ormai non più tanto precisi, e ordinato su basì nazionali, pur senza coscienza e volontà nazionale vera e propria. Duplice e contraddittorio aspetto che esso ci presenta! Nella sua dottrina e propaganda, esso negava la nazione o le si accampava contro come un superatore, rinnegando gli iniqui confini, fossero della proprietà indivi­duale, fossero dei popoli; professava agnosticismo e disprezzo per la politica estera che è la manifestazione prima e massima della vita nazionale, anzi l'attività specifica per cui un popolo si sente nazione... .D Anche non consi­derando la politica estera come manifestazione prima e massima della vita nazionale, è difficilmente negabile che i suoi problemi suscitino nei socialisti un'attenzione e un interesse assai grandi.
Certamente bisogna osservare, come ha notato Enrico Serra, che fino alla sostituzione dello Statuto Albertino con la Costituzione repubblicana, si è seguita una concezione illuministica nella conduzione degli affari internazionali del nostro paese: 2> solo un ristretto numero di persone, il Re, il Presidente del Consiglio e il Ministro degli Esteri, partecipavano alle decisioni determinanti per la politica estera. L'articolo 5 dello Statuto riser­vava al Re il diritto di concludere i trattati di alleanza, di pace, di commercio e tutti gli altri; solamenti quelli che comportavano oneri finanziari o varia­zioni del territorio nazionale non avevano effetto se non dopo l'approvazione delle Camere. Se nella prassi il regime costituzionale si era trasformato in regime parlamentare, rendendo quindi il Governo dipendente dalla fiducia delle Camere, per dirla con le parole di un costituzionalista dei primi del Novecento, lo spirito dell'articolo 5 voleva sottratti i trattati internazionali al controllo parlamentare e alla pubblicità . 3>
Questa esplicita riserva rendeva certamente difficile al gruppo parla-
') G. VOLPE, Italia Moderna, III, Firenze, 1952, pp. 255 sgg.
2> E. SERRA, La diplomazia in Italia, Milano, 1984, p. 68.
*) F. RACIOPPI, I. BRUNBLLI, Commento allo Statuto del Regno, 1, Torino, 1909, p. 287.