Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <196>
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Luca de Caprariis
la colonial scramble, la spartizione del mondo era quasi compiuta, gli italiani potevano rendersi conto della differenza tra le loro comunità sparse in paesi stranieri, e l'espansione demografica attuata in territori conquistati e poli­ticamente dominati dalla madre patria dalle grandi potenze commerciali ed imperiali.2* Indubbiamente, la fase finale della gara conquistatrice di cui parlava Labriola mostrava come i contrasti tra le potenze europee, lo stesso equilibrio sul continente si giocasse su una scacchiera più grande di questo.
Ne era la prova la serie di conflitti internazionali che si susseguirono a cavallo tra i due secoli, la crisi di Candia, i contrasti in Cina, la guerra ispano-americana, l'incidente di Fascioda, la guerra anglo-boera, quella russo­giapponese.
Are ha sottolineato come la cultura socialista si occupasse assai poco dei problemi dell'imperialismo, tendendo quasi, non occupandosene, a rimuo­verli. Si trattava in fondo di questioni della stessa specie di quei gravi e complessi casi di cui aveva parlato dell'Avalle. Quando se ne parlava sulla stampa socialista, si restava sostanzialmente legati alle analisi che avevano accompagnato la prima avventura africana: la causa dei conflitti interimperialistici non veniva individuata in necessità intrinseche al capi­talismo in quanto tale, ma ad interessi sezionali e circoscrivibili di esso, consociati a impulsi di altra origine e natura . Il positivismo di cui la cultura socialista era in gran parte nutrita, con la sua fiducia nella bontà e nel continuo progresso dell'umanità, non forniva gli strumenti per com­prendere la natura di questi nuovi fenomeni.
Ma non è solamente l'etno-fisio-psicologismo di cui si disperava La­briola, 3W il pacifismo ed il filantropismo positivista che pur ne aveva gran parte a determinare le incertezze ed in qualche caso l'inadeguatezza del­l'azione politica socialista. Certo questa era la lente deformante attraverso la quale gli avvenimenti venivano analizzati dalla cultura, dalla stampa, dalla dirigenza socialista e che impedivano di coglierne la vera realtà. Queste manifestazioni di un certo tipo di democratismo positivista o di radica­lismo piccolo-borghese (così, non senza una punta di ironia, l'Are), trovano anch'esse una loro realtà in quel carattere popolare del socialismo italiano di cui ha parlato Valiani, 31> e che gli consentiva di svolgere una larga politica
28) E in un certo senso la constatazione di questa realtà ciò che mette più in crisi i liberali di tipo einaudiano. Per l'esame del pensiero di Einaudi su questi problemi, v. Ivi, capitolo I, passim. r*
29> Ivi, p. 62. In sostanza si ripetevano gli stessi argomenti del tempo di Massaua, ormai inadeguati alle nuove e complesse motivazioni che l'imperialismo, anche italiano, aveva acquistato.
3) Labriola aveva cosi scritto a Kautsky commentando una serie di articoli che Enrico Ferri aveva scrìtto sul Vorwiirts: di fatto i lettori della Sprea sono stati onorati [n. 34. 35, 42, 43, leggere ed ammirare!] di un'illustrazione antropo-fisio-topo-geografo-criminalc della presente I tal in, con alquanto mal dissimulata semi apologia [etno-fisio-psicologica] del dittatore Crlsp! [...] Il positivismo è stato fin dal 184045 l'ospite non chiesto, e sempre imbarazzante del socialismo) , V. Amsterdam, IISO, Archìvio Kautsky, D. XIV, 389, lettera del 21 febbraio 1895.
31) Cfr. L. VALIANI, // partito socialista italiano dal 1900 al 1918, in Rivista storica italiana. LXXV (1963), fase. TI, pp. 269-326.