Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <198>
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Luca de Cciprariis
Se i socialisti, e più in generale rutti i democratici italiani non riusci­vano a comprendere la nuova situazione internazionale che accompagnava l'espansione imperialistica delle grandi potenze, e tendevano piuttosto a non occuparsi di questi problemi, a farlo ne erano in un certo modo costretti quando era l'Italia ad esserne direttamente coinvolta.
Il contrasto con la Colombia e l'invio dì unità italiane nelle acque di quel paese poteva essere considerato un episodio marginale e di relativa importanza. Così non era per la questione cinese, poiché si trattava del paese che era divenuto, nell'ultimo decennio del secolo, il centro delle aspi­razioni delle potenze.34) E l'Italia era direttamente coinvolta, prima con il tentativo sfortunato ed anche un tantino ridicolo di prendere parte alla gara di richieste di concessioni e di zone di influenza nei territori del Celeste Impero, e poi con la partecipazione alla spedizione internazionale che era seguita alla rivolta dei boxers.
Mentre un'ombra di triste tramonto s'allarga da Pretoria, la giovane capitale vinta, sulle vaste pianure del Transwaal insino ai monti, ove cercano rifugio forse per una guerra più minuta ed ostinata gli ultimi battaglioni boeri, altrettante ombre gialle salgono come vampe d'incendio all'estremo orizzonte d'Oriente. La rivolta è scoppiata in Cina . M) Così, il 12 giugno del 1900, Alfredo Oriani apriva un suo articolo di commento a quello che, quasi esauritasi la resistenza boera nell'Africa del Sud, veniva ad essere il principale punto di crisi internazionale, argomento d'interesse e di attenzione per l'opinione pubblica nazionale. Naturalmente, lo scrittore riteneva neces­saria per l'Italia una politica d'alte mire e di vasti interessi , che in questa circostanza voleva dire avere una politica di presenza attiva nel­l'Estremo Oriente, che era, insieme all'Africa, l'altra grande area di pressione e di espansione delle potenze. Se questa politica non poteva in quel momento essere fatta, per la debolezza intrinseca alla struttura statale, economica e militare del paese, ogni sforzo doveva essere indirizzato a costruire i mezzi necessari per farla: la nostra politica coloniale deve almeno per ora essere questa: la possibilità di averne una domani .
dei casus joederis, specificatamente contemplati nel trattato d'alleanza, l'Italia non può contare su alcun aiuto degli alleati, come questi non contano sopra il nostro. In casi simili ce lo hanno ripetuto a sazietà a Berlino come a Vienna [...] . Nigra proseguiva dicendo che sino un appoggio morale sarebbe stato poco probabilmente concesso dai nostri alleati, e quand'anche fosse concesso esso ci farebbe nessun bene e molto male . / docu­menti diplomatici italiani, Terza serie (1896-1907), voi. II, doc. 37, pp. 22-23.
3*) La guerra cino-giapponese (1894-95) aveva messo seriamente in crisi l'Impero cinese, ponendone in luce l'intrinseca debolezza. Inghilterra, Germania e Stati Uniti avevano mirato fino ad allora a mantenere una situazione di monopolio commerciale che non intaccasse la nominale sovranità cinese, si trovarono a dover far fronte alla politica giap­ponese e russa che tendeva a disintegrarla, e associarono alla politica della porta aperta la politica opposta delle concessioni territoriali e delle sfere di influenza ; G. CAROCCI, L'età dell'imperialismo, Bologna, 1979, p. 161.
35) A. ORIANI, A Roma e altrove. Ombre gialle, in La Tribuna, 12 giugno 1900.
36} Ibidem per le due citazioni. Oriani definiva più avanti la rivolta scoppiata in Cina equivoca come il suo governo millenario, barbara come la sua plebe, superstiziosa come la sua superstizione, fantasticamente atroce e puerile come i mostri della sua arte .