Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <199>
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I socialisti e la politica estera
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Certamente in alcuni ambienti, gli avvenimenti cinesi del 1900-1901 determinarono la convinzione della necessità di una vigorosa politica di potenza,37 tanto più necessaria in quel paese in cui, oltre tutto, l'Italia aveva recentemente ricevuto l'umiliazione di essere l'unica tra le cosiddette grandi potenze a vedersi rifiutata la richiesta di una concessione dal Celeste Impero. Visconti Venosta era ritornato alia Consulta nel maggio 1899 con il secondo Ministero Pelloux, e aveva dovuto appunto immediatamente fronteggiare la crisi che la politica del suo predecessore Canevaro aveva suscitato, mettendo in discussione, per ottenere una concessione in Cina, la baia di San-Mun, la stessa credibilità internazionale del paese.3
L'atteggiamento che il governo italiano tenne durante la rivolta dei boxers fu di certo condizionato dagli avvenimenti precedenti, ma non tanto nel senso sperato da coloro che auspicavano una politica di deciso espan­sionismo; piuttosto questi ispiravano una condotta di estrema prudenza. Ancora alla fine del 1899, Visconti-Venosta nelle istruzioni al nuovo Ministro residente a Pechino, Giuseppe Saivago Raggi, che trattava con il governo imperiale un qualche altro compenso per il nostro paese, aveva per l'ennesima volta confermato che in nessun caso sarebbe potuto entrare nelle viste del Regio Governo il concetto di una occupazione territoriale . 39> A non rendere possibile questa occupazione era la netta opposizione del Parlamento e dell'opinione pubblica,40) in un momento in cui la situazione interna era poi estremamente tesa.
*?) Nel gennaio del 1900 comparve il primo numero di ima nuova rivista mensile, L'Italia Coloniale. L'obiettivo della rivista era di iniziare lo spirito pubblico allo studio dei problemi coloniali. Il suo programma non tendeva necessariamente alla promozione di occupazioni territoriali o di una politica di aggressione violenta, ma durante la rivolta dei Boxers prese chiaramente posizione per un intervento militare: in Cina vi è, vi dev'essere posto anche per l'Italia; questo posto io spero che sapranno conquistarlo con la forza delle nostre navi, il valore e l'abnegazione dei nostri soldati. V.A. MONZILLI, Le conquiste della civiltà occidentale in Cina, in L'Italia Coloniale, n. 8-9. luglio-agosto 1900, p. 34. Il direttore della rivista, Giacomo Gobbi-Belcredi, aveva nel giugno di questo stesso anno lasciato temporaneamente la direzione per recarsi, come inviato de La Tribuna in Cina a seguire sul posto gli avvenimenti, e ne era tornato sempre più convinto della necessità per l'Italia di comportarsi in quel paese non diversamente dalle altre grandi potenze europee, lasciando da parte ogni tipo di pietismo e sentimentalismo. Su L'Italia Coloniale, v. A. AQUARONE, Politica estera e organizzazione del consenso nell'età giolittiana: Il Congresso dell'Asinara e la fondazione dell'Istituto Coloniale Italiano, in Storia contemporanea, Vili (1977), n. 1, pp. 66-68.
) Sull'episodio di San-Mun, cfr. G. BORSA, La crisi italo-cinese del marzo 1899 nelle carte inedite del Ministro Canevaro, in // Politico, XXXIV (1969), n. 4, pp. 618-643 e A. AQUARONE, L'Italiana giolittiana, cit., pp. 160-167.
39) Sempre in queste istruzioni, del novembre 1899, Visconti Venosta raccomandava tuttavia di lasciare il negoziato al punto in cui si trovava, evitando così ogni esplicita rinuncia formale che pregiudicasse possibilità in futuro. La lettera in / documenti diplomatici italiani, cit., voi. Ili, doc. 347, p. 229.
*> Questo concetto era stato ripetuto più volte dal Visconti Venosta, sin dal momento in cui aveva ripreso la guida della Consulta. Il 23 maggio aveva scritto al Saivago Raggi che le difficoltà del Governo erano gravi e che né al presente ministero, né ad un altro sarebbe stato possìbile non tener conto opinione Parlamento e spirito pubblico assoluta-