Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <204>
immagine non disponibile

204
Luca de Caprariis
Nei grandi paesi industriali, scriveva infatti, il capitalismo è andato prepa­rando una nuova conclusione, dal Marx non preveduta: quella dell'imperia­lismo a base economica. Una soluzione che coinvolgeva nella politica della classe dominante anche la classe operaia: lo sfruttamento degli altri popoli compensa quello di casa; e gli operai vanno verso l'imperialismo. È il pattern et circenses della plebe romana .
L'articolo chiudeva così, ma sotto, in una piccola nota, un redattore della rivista, preoccupato della piega che stava prendendo il discorso di Malagodi, aveva scritto: Soluzione, fino a quando? Che soluzione fu il panem et circenses? .W
Gli articoli di Malagodi erano senz'altro espressione di un pensiero acuto e originale, ma che non rifletteva del tutto gli orientamenti che prevalevano nel partito.
Basti pensare, per esempio, allo sbozzo di programma minimo , apparso sulla Crìtica Sociale all'inizio di settembre di quel 1900, e che doveva essere sottoposto all'esame del congresso del partito in programma poche settimane più. tardi a Roma.55) Programma minimo che, come spiegava la relazione di Turati, Treves e Carlo Sambucco che gli era premessa, doveva rispecchiare le tendenze, i desiderati che il partito socialista italiano può formulare ed accogliere, in questa fase storica, di fronte ai problemi concreti che premono il paese.56)
Nel programma minimo, i problemi di politica estera trovavano pochis­simo spazio; le riforme che potevano più da vicino riguardare i socialisti comparivano al sesto paragrafo della sezione dedicata alle trasformazioni politiche. Venivano richieste la modifica dell'ordinamento militare, la revi­sione dell'articolo 5 dello Statuto, così da assicurare il diritto di pace, di guerra e di stipulare trattati, in pratica il controllo della politica estera, alla rappresentanza elettiva della nazione. Chiudeva, come ultimo punto, la richiesta, la cui ambiguità risulta immediata, dell'* abbandono di ogni politica coloniale a base di conquista militare .
I primi due punti facevano la loro apparizione ormai da diversi anni nei programmi delle organizzazioni dell'estrema sinistra,58) il terzo era vera­
ci O. M., Trionfi Imperialisti. II. Le elezioni americane, cit., p. 375.
55) // programma minimo socialista, in Critica Sociale, X, n. 17, 1 settembre 1900, pp. 258-261.
*) Ivi, p. 259.
W Ivi, p. 260. Importante è però sottolineare che il termine colonia o coloniale aveva, nella saggistica e nella letteratura italiana di quegli anni, un'accezione diversa da quella che oggi si è soliti comunemente dare. Molto spesso, e sulla stampa in questi problemi specializzata, colonia era riferito, più che ai possedimenti africani, alle comunità, alle colonie appunto, di italiani che vivevano all'estero. E quello di politica coloniale era un concetto che univa nel suo significato l'assistenza a queste comunità, alla possibilità, tramite queste di promuovere una pacifica espansione economica; non rimaneva tuttavia escluso con queste parole che si intendesse far riferimento ad una politica di conquista e sfruttamento di territori direttamente annessi alla madrepatria. Su questo punto, A. AQUARONB, Politica estera e organizzazione, cit., pp. 60-63, dove viene esaminato l'uso di queste parole negli articoli de L'Italia Coloniale.
ss) cfr. i programmi della Lega della Democrazia (1879), del Fascio della Demo­crazia (1883) o il testo del Patto di Roma. Per l'analisi di questi, A. GALANTE GARRONE,