Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <211>
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/ socialisti e la politica estera 211
esterne . Ma non è affatto sicuro che questo sia un procedimento pratica bile,79) e che possa portare a buoni risultati. Soprattutto perché la ver­tenza non è che il simbolo della gara, della opposizione, della concorrenza che è fra gli Stati . E questa opposizione, questa concorrenza tra i vari complessi economico-politici, non può certo essere la conseguenza di qualcosa di intimamente opposto, estraneo a questi, ma è nell'intima struttura degli Stati stessi, e il più delle volte è la condizione del loro progredire, e il modo di avverarsi della consistenza loro .
Venendo alla Triplice alleanza, Labriola osservava che un paese come l'Italia materialmente debole, ed in condizioni di sviluppo economico lento e travagliato, non potesse permettersi di restare isolato. Un sistema di alleanze stabile poteva garantire all'Italia una certa sicurezza, in modo particolare da quelli che sembravano al filosofo napoletano i principali pericoli per la nostra nazione, da lui stesso identificati nel contemporaneo assedio di tre potenze internazionali: quella papale, che invalida i titoli dell'unità nazionale, quella capitalistica, ma anche quella operaia che riduce in condizioni di inferiorità all'estero i nostri emigranti . 8
In effetti il discorso sulla nostra collocazione internazionale e quindi, in modo principale sulla Triplice alleanza poteva essere in quel periodo affrontato con nuovo interesse. Non tanto, come avrebbe sostenuto il Moneta, per la creazione, con la conferenza dell'Aja dell'899, di una Corte perma­nente di arbitrato che dalla città olandese avrebbe regolato i conflitti inter­nazionali,81) quanto piuttosto per la relativa ma indubbiamente progressiva democratizzazione delle strutture politiche e civili del paese con cui aveva finito per risolversi la crisi di fine secolo. Una nuova situazione quindi, dalla quale ci si sarebbe potuto anche aspettare un qualche riflesso pure sulla politica estera, sia per quanto riguardava la collocazione sul quadro interna-
7S) Sorgerebbe subito infatti, per Labiiola, il problema della situazione da cui si dovrebbe partire per creare questo sistema di Svizzere . Naturalmente si dovrebbe partire dallo statu quo, ma questo sarebbe dall'Italia accettabile? La risposta di Labriola è negativa: noi italiani, che ci siamo vista crescere strepitosamente la potenza inglese e francese qui attorno a noi nel Mediterraneo, proprio dacché ci siamo ricostituiti ad unità di Stato; noi che vediamo di continuo svolgersi l'influenza austriaca nei Balcani, e passare di sopra a quella influenza la merce tedesca e il capitale tedesco oramai invasore della Turchia asia­tica noi platonicamente aspetteremo gli arbitrati, senza cercare i modi e senza tentare le vie per aumentare le condizioni materiali di nostra potenza, senza ulteriori sforzi di quell'arte politica, la quale non è solo abilità ma è prestigio ed esercizio di forza .
so) A. LABRIOLA, art. cit. Una valutazione diversa di questo articolo del Labriola in G. ARPE, Storia del Socialismo italiano, cit., p. 92.
Ri) La conferenza si riunì nella città olandese dal 18 maggio al 29 luglio 1899, su iniziativa dello Zar Nicola li. Vennero concluse, oltre a quella sulla pacifica composizione de! conflitti intemazionali, altre due convenzioni, una sulle leggi e le consuetudini della guerra terrestre ed una sulla guerra marittima, e tre dichiarazioni sul divieto di utilizzare armi particolarmente disumane. Naturalmente il fatto che lo Zar di Russia fosse il promotore di una tate iniziativa non aveva mancato di suscitare il sarcasmo di Labriola: non ripeterò i vecchi clichés delle imprecazioni democratiche contro la Russia; ma non è chi non veda, che quel mondo lì è diverso dal nostro e pauroso al nostro: e mi pare che la democrazia dell'Occidente non debba fare la satira di se stessa pigliando ancora sul serio gli inviti pacifici dello czar, il quale due anni fa si mascherò da profeta alla Tolstoj' .