Rassegna storica del Risorgimento
MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
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1987
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212 luca de Caprarìis
zionale che per il controllo della sua conduzione. Si può dire tuttavia che in questo campo la classe dirigente liberale riesca con una certa sicurezza a trovare una linea di azione che unisce la tradizionale conservazione della guida della politica estera del paese saldamente nelle mani del Governo (mantenendo inalterato quindi il senso dell'articolo 5 dello Statuto), alla aderenza alla nuova situazione internazionale.
Visconti Venosta aveva guidato la Consulta in momenti per l'Italia delicatissimi; l'indubbio successo con cui aveva risolto i gravi problemi ereditati dagli errori dello sfortunato espansionismo Crispino e dalle avventure cinesi del Canevaro, l'equilibrio tra la fedeltà alla Triplice e ravvio di nuovi rapporti con la Francia aveva mostrato che tra una politica di avventuroso espansionismo e le proposte sempre piuttosto contradditorie e confuse della democrazia e dei socialisti, la classe dirigente liberale aveva pur sempre a disposizione una via sulla quale proseguire con una certa tranquillità.
Arturo Labriola, scrivendo nel 1910 un saggio in cui ripensava la storia del primo decennio del Novecento, che aveva egli stesso vissuto da protagonista, aveva dedicato uno spazio notevole agli avvenimenti della politica estera. In modo particolare era la Triplice alleanza ad occupare nella sua narrazione un punto centrale. ffi> Nel capitolo dedicato alla crisi costituzionale con la quale si erano aperti gli anni al centro della sua indagine, aveva osservato che in fondo questa si era risolta con una sorta di spartizione; la soluzione liberale, parlamentare in politica interna, aveva avuto come prezzo la rinuncia della rappresentanza nazionale al controllo della politica estera e militare. Una rinuncia questa che aveva significato il mantenimento dell'alleanza con gli Imperi centrali, che già tra il 1901 e il 1902 per il socialista rivoluzionario napoletano veniva ad essere lacerata di fatto dall'intesa con la Francia. La Triplice alleanza, alla base della quale per Labriola erano prevalentemente preferenze dinastiche, avrebbe avuto come conseguenze prevedibili l'egemonia germanica in Europa e quella austroungarica nei Balcani, con la mortificazione continua quindi di qualsiasi nostro interesse, proprio nei Balcani in modo particolare. La inazione e la inettitudine dei partiti popolari, in modo speciale quello socialista, aveva poi favorito una politica di questo tipo.84)
82) A. LABRIOLA, Storia di dieci anni 1899-1909, Milano, 1910. Il libro è stato recentemente ristampato (Milano, 1975), a cura di N. TRANFAGLIA, che nella prefazione ne esamina la parte relativa alla politica estera alle pp. XXI-XXII.
83) ti sistema politico italiano era quindi per Labriola un sistema speciale, non puramente costituzionale, ma non del tutto parlamentare. Labriola non riteneva questo sistema misto conforme al diritto pubblico italiano nel quale il Re è supremo moderatore, non parte contraente, di fronte alla Camera elettiva ; è interessante notare che, a suo giudizio, la forma mista era stala introdotta da Umberto I e, bisogna sottolinearlo, proprio con la firma della Trìplice alleanza. Ivi, p. 190 per la citazione.
**) Labriola si occupa della politica estera nel capitolo 5 (pp. 81-99). L'argomentazione è incentrata tutta sul ruolo negativo della Triplice alleanza, in modo particolare per la sua funzione conservatrice nulla politica Interna. È una politica dinastica, la politica ispirata dalla corte a condurre l'Italia ai piedi dell'Austria (come si legge a p. 86), la potenza la cui espansione nei Balcani avrebbe rappresentato una minaccia ai nostri interessi