Rassegna storica del Risorgimento
MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
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1987
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pagina
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213
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/ socialisti e la politica estera 213
Ma più che i giudizi di Labriola sui singoli avvenimenti, che sono molto spesso contradditori, riflesso talvolta del suo particolare stato d'animo, è da seguire in questa parte del saggio il punto in cui viene in particolare discusso quale debba essere il modo migliore di condurre la politica estera del paese. Le conclusioni di Labriola sono assai indicative; prima di tutto, e fatto di importanza a suo giudizio essenziale, per evitare incertezze nell'azione politica si doveva verificare quella perfetta fusione delle correnti dinastiche e popolari, che permette una politica estera rettilinea e sicura . >
vitali. In questa area la situazione per Labriola era delicatissima: i partiti democratici non avevano avuto il coraggio di denunziare che l'espansione austriaca era diretta conseguenza della Triplice, da cui si sarebbe potuti uscire nel 1898 senza sospetto. Ma si era incontrata allora la resistenza di Umberto e la ottusità del partito socialista (ivi, p. 99). Il bersaglio della polemica di Labriola è qui, tra i socialisti, Bissolati che proprio in quel momento, ma per un breve periodo, aveva considerato la Triplice come un elemento stabilizzatore del sistema politico europeo.
La riflessione di Labriola parte essenzialmente dal fallimento politico della corrente sindacalista rivoluzionaria, che era maturato negli anni dei quali si ritrovava a scrivere la storia. Dalle pagine del libro infatti sembra talvolta apparire una concezione diversa, più problematica dello Stato e degli strumenti tradizionali della politica. Tranfaglia ha sottolineato (ivi, pp. xiv-xv) come nel 1907 Labriola, in polemica con l'antimilitarismo e l'antipatriottismo hervéista, avesse preso posizione per una conciliazione tra amor di patria e socialismo. L'impresa libica e poi la guerra del '14 saranno due momenti significativi per questo riavvicinamento, vissuti con un interesse ed una passione che mostrano bene l'importanza che egli attribuiva agli avvenimenti internazionali che coinvolgevano la vita della nazione. Ne sono testimonianza anche due lettere che Labriola scrisse a Kautsky proprio in quelle due occasioni. La prima, dell'ottobre 1911, era ima fiera difesa dell'occupazione italiana di Tripoli da lui del resto ritenuta necessaria già nel maggio 1902 (su questo v. infra, pp. 55-36) che Kautsky aveva censurato con violenza in un articolo sulla Neue Zeit dal titolo eloquente: Die Banditenpolitik . La risposta di Labriola era una accurata confutazione degli argomenti del socialista tedesco. Non si poteva sostenere che l'attacco italiano fosse stato improvviso, perché da tempo le aspirazioni che il nostro paese aveva sulla Cirenaica e la Tripolitania, e le manovre diplomatiche che ne conseguivano, erano note; caso mai, notava sarcasticamente c'était à la Turkie de se tenir prète. Oltretutto si era dovuto agire per prevenire la penetrazione, per l'Italia intollerabile, di altre potenze in quei territori che costituivano la chiave per il controllo del Mediterraneo. Ma in fondo, concludeva il socialista rivoluzionario napoletano, malheureusement votre pays est le pays de Junker et de la grace divine. Nous sommes une démocratie liberale, qui comprend la valeur de l'indépendance nationale. En ma qualité de marxiste, je félicite mon gouvernement de n'avoir pas attendu que l'Allemagne nous impose sa volonté. Nous n'avions rien à craindrc dea turcs, mais nous craignons l'Allemagne. Si vous étes sincère attaquez votre gouvernement qui nous a forcés à cette guerre et félicitez un pays démo-cratique pour avoir pu échapper a la conscrìction allemande . La seconda lettera, scritta nel settembre del 1914 non è che un breve biglietto, in cui veniva freddamente scritto: [...] je vous écris de nouveau, en ma qualité de socialiste, pour faire aux socialistes allcmands mes compliments pour la manière elegante avec la quelle ils sont passés a'u service de leur très democratique Kaiser! J'en suis très content. Je n'avais jamais crù à la sincerile de la Sozialdemokratic allemande, malheureusement il y avait bien de monde qui vous croyait le modèle et la perfection du socialisem International. La legende est fiflie et la Sozialdemokratie allemande est dèlinitivement chassée de l'internationale . V. Amsterdam, JISG, Archivio Kautsky, D XIV, 459-460, lettere del 4 ottobre 1911 e del 4 settembre 1914.
**) A. LABRIOLA, Storia, cit., p. 97.