Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <217>
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/ socialisti e la polMm estera 217
possibilità di essere amici nello stesso tempo e della Germania e del­l'Inghilterra era da ricercare la debolezza della nostra situazione interna­zionale. *> L'amicizia britannica e la Triplice erano in effetti i cardini della nostra politica estera: il constatare la loro inconciliabilità voleva dire cogliere un elemento di instabilità che sarebbe stato destinato in futuro a diventare sempre più evidente.
La scelta da compiere per il nostro paese era praticamente una scelta obbligata, e non ulteriormente rinviabile. Una egemonia tedesca in Europa sarebbe stata per Salvemini un colossale disastro ; per l'Italia prima di tutto, che avrebbe dovuto subire un passo gigantesco dell'Impero degli Hohenzollern verso Trento e Trieste , ma anche per altri paesi compresa la stessa Germania nei quali la reazione ed il militarismo avrebbero avuto sicuramente un peso maggiore. 95> Ma la decisione di non rinnovare, o addi­rittura denunciare la Triplice alleanza era da Salvemini strettamente legata ad un effettivo mutamento in senso democratico di tutta la vita politica italiana, che solo avrebbe potuto risollevare nel loro complesso le sorti del paese, dalle sue condizioni economiche alla sua credibilità internazionale. La constatazione della necessità di una trasformazione che coinvolga la politica nazionale in tutti i suoi aspetti gli consente di non considerare, come facevano comunemente i socialisti, i problemi internazionali come una sfera intangibile e completamente separata dal resto della vita del paese.*) Una visione parziale quest'ultima, che poteva portare alla individuazione ed alla denuncia di alcuni fenomeni, che di questi problemi erano senz'altro parte, ma che molto spesso non riusciva a cogliere il quadro complessivo e reale nel quale potevano essere giudicati con maggiore precisione.
9*) Ibidem. Quella di continuare ad essere amici della Germania e dell'Inghilterra insieme, era per Salvemini una politica sciocca e rovinosa, perché non si può accendere insieme un cero al santo e un cero al diavolo; rovinosa perché ci alienerà l'Inghilterra e ci consegnerà mani e piedi alla Germania (ivi, p. 135).
95) Bisogna notare che tutta la argomentazione di Salvemini sulla Triplice è incentrata sui riflessi che l'evoluzione dei rapporti anglo-tedeschi aveva su di questa. Vi si parla molto poco del ruolo della politica austriaca nell'alleanza. In un paio di punti però si accenna ad una possibile e prossima disgregazione dell'Impero: una eventuale preoccupa­zione per i territori italiani soggetti all'Austria sarebbe, per Salvemini, potuta nascere solo qualora sfuggissero all'unità austriaca . Allora sarebbe divenuto essenziale che in nessun modo si unissero alla Germania, perché in questo caso d'Adriatico sarebbe divenuto un lago tedesco e l'Italia sarebbe un feudo dominato e sfruttato dalla Germania . Sul problema della possibilità di una disgregazione dell'Impero degli Asburgo, cfr. L. VALIANI, La dissoluzione dell'Austria-Ungheria, Milano, 1985, in particolare il primo capitolo (pp. 11-84), dedicato appunto ai movimenti nazionali centrifughi negli anni precedenti la Grande Guerra, che mette in luce come la possibilità di una eventuale dissoluzione venga giudicata remota anche dai più tenaci oppositori della monarchia.
96) Un limite di queste considerazioni di Salvemini è però nell'attribuire quasi esclusivamente all'influenza della Corte e della dinastia* e del suo timore e odio per la Francia repubblicana, la politica di alleanza con gli Imperi centrali. Questo è il passo più indicativo in questo senso (ivi, p. 135): Quéi signori 11 non pensano ad altro che ad entrar trionfanti a capo del loro esercito nella mura di Parigi; essi non si preoccupano che di difendere le istituzioni dal contagio repubblicano francese e rovinerebbero mille volte il paese pur di salvare se stessi