Rassegna storica del Risorgimento

CARBONERIA ; SALERNO ; MOTI 1820
anno <1921>   pagina <134>
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MATTEO VAZÉtOTtt
percorrevano la campagna, panando per agenti del ministro di po­lizia, posti sotto l'egida della sua speciale protezione (1).
n. La carboneria, al grave pericolo, si ridestò. Il timore che le plebi, fanatiche ed ignoranti, ripetessero per impulso dei calderari le scene selvaggie della santa fede, indusse gran numero di possidenti evla borghesia in genere ad ascriversi tra i carbonari, sperandone protezione alla vita ed a gli averi (2). Così del pari moltissimi ufficiali provenienti da l'esercito del Murat, malcontenti per la lentezza della carriera, per le ingiustizie ed il favoritismo nelle promozioni (3). Si iniziò tra le due sette avverse un'aspra lotta, nella quale alle contese di parte si mescolavano, massime nelle provinole, vecchi rancori di famiglia, irrequietudine di gente spostata, avidità di pronti guadagni o di uffici, gare di primato locale : donde violenze, arbitri e delitti, che la pubblica autorità non riusciva ad infrenare od a reprimere. Correvano nella capitale di continuo voci di imminenti disordini e tumulti. H 13 aprile del 1816 giunse avviso alla Corte che nella notte i carbonari avrebbero incendiato il palazzo reale e si dovette elim­inare a raccolta frettolosamente una parte del presidio (4). Durante la notte del 1 maggio successivo il prefetto di polizia inviò forze sul campo di Marte, ove, si diceva, i carbonari volevano piantare l'albero della libertà ed impadronirsi dell'artiglieria austriaca colà collocata (5).
Imbaldanzirono i carbonari per l'improvvisa caduta, nel 25 giu­gno 1816, del Canosa da ministro (6), per la nuova legge dell'8 agosto successivo diretta, in apparenza contro tutte le società segrete, ma in realtà contro i calderai (7), per il ritorno al potere del Medici,
(1) COLLETTA, wi, pag. 276.
(2-3) CARASCOSA, ivi, pag. 17 e 19.
(4-5) DE NICOLA, Diario, 12 aprile e 1 maggio 1816.
(6) L'ULLOA nell'op. oit., pag. 114, scrive: I carbonari stimarono proprio trionfo quello ch'era senno di governo.
(7) In una circolare dell' Intendente di Bari del fl agosto 1816 leggesi infatti: È a notizia del prelodato ministero di polizia generale ohe i più per. tonaci a far da settàri siano quelli sotto il nome di Calderari, i quali impian­tendo dei prineipii opposti alle altre società, cercano di illudere i creduli sotto 1 insidioso pretesto di servire con questo titolo la causa del sovrano . DA-CDNTO, La terra di Boti, pag. 258).