Rassegna storica del Risorgimento
MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
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1987
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Luca de Caprariis
Un paese rovinato dai debiti, dissanguato dalie tasse, agitato dalle lotte interne, minato da un malcontento universale, con un esercito disorganizzato e sprovveduto del necessario e demoralizzato dalla sconfitta di Adua, non può davvero esercitare alcuna seria azione nella politica internazionale: sarà buono tutt'al più a farsi minchionare dai cinesi nella baia di San-Mun.97) Il passo mostra con sufficiente chiarezza come i temi del-rantimilitarismo, della opposizione alle spese militari appaiono in questo scritto di Salvemini esaminati in una dimensione diversa da quella in cui li vedrà poi la prevalente propaganda socialista.
Nell'attacco di Salvemini alla politica reazionaria e filo-triplicista del governo e della corte erano insomma implicitamente presenti elementi di critica anche al pacifismo astratto dei socialisti. In effetti quando molti anni più tardi, scrivendone la storia, Salvemini ripenserà alla politica estera dell'Italia liberale, il suo giudizio sul pacifismo socialista sarà formulato con chiarezza proprio in questo senso; quando finirà per concludere, con un certo sarcasmo, che in fondo i socialisti erano semplicemente pacifisti, e che una delle caratteristiche e dei vantaggi fondamentali che una posizione pacifista poteva presentare era da ricercarsi senza dubbio nella condizione di non richiedere alcuno sforzo mentale . 98> Queste considerazioni di Salvemini assumono un interesse anche maggiore se si pensa che il suo antitriplicismo in quel momento non poteva assolutamente essere mosso da simpatia per aspirazioni o motivi irredentisti. Infatti proprio in quei primi mesi del Novecento, egli aveva sostenuto, sempre sulle pagine della Critica Sociale, una polemica piuttosto dura sull'irredentismo; polemica che era stata occasionata dal suo primo saggio di politica estera, apparso sempre sulla rivista socialista.
In quella occasione aveva polemizzato con Salvemini il repubblicano triestino Salvatore Barzilai, uno dei protagonisti in quel periodo ma lo sarà anche e forse di più negli anni successivi nelle discussioni e polemiche sulla politica estera alla Camera dei Deputati e nell'Estrema, con i socialisti in modo particolare. Barzilai, arrestato molto giovane a Trieste per attività irredentista, dopo il processo, che si era risolto con una assoluzione, si era comunque allontanato dal territorio dell'Impero. Passato in Italia aveva studiato diritto nelle università di Padova e di Bologna.100)
97) SALVEMINI, art. cit., p. 135.
98) G. SALVEMINI, La diplomazia italiana nella guerra mondiale, in La politica estera italiana dal 1871 al 1915, Milano, 1970, p. 499.
93) UN TRAVET [G. SALVEMINI], L'Irredentismo, in Critica Sociale, X, n. 1, 1 gennaio 1900, pp. 4-7. Un esame delle motivazioni che portavano Salvemini ad occuparsi dì questioni di politica estera si può trovare nella prefazione di AUGUSTO TORRE a G. SALVEMINI, Come siamo andati In Libia ed altri scritti dal 1900 al 1915, Milano, 1963 (dove alle pp. 3-9 è ristampato anche questo studio sull'irredentismo). Torre mette in rilievo come l'acutezza di alcune delle osservazioni di Salvemini in questi suoi primi scritti metta da parte il fatto che trattandosi di un lavoro di ricostruzione su pochi elementi, spesso gli sfuggivano e gli apparivano deformati o addirittura errati molti particolari (ivi, p. xi).
100) Non esiste uno studio sulla figura del Barzilai; sulla sua vita, S. BARZILAI, Luci ed ombre del passato, Roma, 1937. All'Università di Bologna, egli aveva potuto seguire le prime lezioni di Enrico Ferri, e ne era rimasto entusiasta: l'originalità delle idee, ohe