Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <229>
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LIBRI E PERIODICI
Paciaudi e i suoi corrispondenti, a cura di LEONARDO FARINELLI; Panna, La Nazionale, 1985, in 8, pp. 216. S.p.
Attraverso lo spoglio del carteggio conservato nelle cassette dai nn. 65 al 95 della Biblioteca Palatina di Parma, Leonardo Farinelli ha individuato i corrispondenti del Paciaudi, uno dei personaggi di maggior spicco della seconda metà del Settecento parmense, di quel periodo cioè che, per il fiorire della cultura e la coraggiosa politica riformistica del primo ministro Guglielmo Du Tillot, valse alla capitale del piccolo Ducato l'appellativo di Atene d'Italia .
Paolo Maria Paciaudi, nato a Torino nel 1710, monaco teatino, fu dapprima docente nelle scuole del suo Ordine poi apprezzato predicatore, attività quest'ultima che dovette interrompere dopo circa un decennio per motivi di salute. Quando, poco più che cinquan­tenne, giunse a Parma in qualità di bibliotecario ed antiquario ducale, egli era noto per i suoi studi di archeologia, per l'incarico di storico ufficiale del Sovrano Militare Ordine di Malta, per il fiero antigesuitisrao (a Roma aveva frequentato assiduamente il circolo filogiansenista del Bottari e del card. Passionei).
Durante il suo primo e più proficuo soggiorno parmense (1762-1774), Paciaudi organizzò la Biblioteca Palatina, inaugurata nel 1769 con una dotazione di circa quaran­tamila volumi, collaborò all'allestimento del Museo di antichità utilizzando i reperti prove­nienti da Veleia, divenne ben presto il più stretto collaboratore del primo ministro nella politica antigiurìsdizionalista e di rinnovamento culturale che il Du Tillot, con lungimiranza e tenacia, aveva intrapreso. Sua fu la stesura della Costituzione per i nuovi Regi Studi, promulgata nel 1768 in concomitanza con l'espulsione dei Gesuiti dagli Stati parmensi, per un radicale e completo rinnovamento del sistema scolastico ducale. Bibliotecario e bibliofilo insigne, a lui si deve il merito della venuta a Parma di Giovan Battista Bodoni per dirigervi la Reale Stamperia, l'introduzione di nuove tecniche biblioteconomiche sino ad allora pressoché ignote in Italia, come l'uso del catalogo a schede e di un catalogo sistematico accanto a quello per autori.
La caduta del Du Tillot (1771) e l'ostilità del nuovo governo nei confronti di coloro che erano stati vicini al ministro francese indussero il Teatino, dopo quasi un anno di arresti domiciliari, a chiedere ed ottenere la dispensa dalle cariche rivestite. Rientrato a Torino, venne nuovamente chiamato nella primavera del 1778 dal duca Ferdinando di Borbone alla guida della Palatina. Ma, sia per la salute non florida, sia per il mutato clima politico, fece vita oltremodo ritirata, attendendo al completamento della storia dei Gran Maestri dell'Ordine di Malta. Morì nel febbraio del 1785.
11 volume di Farinelli, apparso a duecento anni esatti dalla scomparsa del fondatore del maggior istituto bibliotecario parmense nella collana Cataloghi e mostre della stessa Palatina, comprende tre brevi, ma incisivi capitoli introduttivi. In essi il curatore passa in rassegna il corpus dell'Epistolario parmense conservato presso la Biblioteca Palatina, di cui fa parte il carteggio Paciaudi: si tratta di un rilevante insieme di lettere e documenti raccolti in 297 cassette, di cui come ebbe a scrivere Carlo Frati poche biblioteche, anche all'estero, possono vantare l'uguale ; quindi traccia un rapido profilo biografico del Paciaudi; Infine si sofferma sulle carte Paciaudi e sulla loro acquisizione alla Pubblica Biblioteca Ducale, cui furono donate nel 1831 dalla vedova del Bodoni.