Rassegna storica del Risorgimento
MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
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Libri e periodici
A queste note introduttive fa seguito l'elenco dei corrispondenti, riportati in ordine alfabetico. Vi compaiono papi (Benedetto XIV e Clemente XII1), cardinali, alti prelati, religiosi, eruditi francesi, tedeschi oltre ad italiani, uomini di governo, diplomatici, scienziati, letterati, bibliotecari, bibliofili, numismatici, ma anche persone modeste che si rivolgono a lui per ottenere favori e raccomandazioni. Per ogni personaggio vengono indicati la data topica e cronica di nascita e di morte, sintetici cenni biografici, il più recente o i più recenti repertori da cui sono stati tratti i dati riportati, il numero delle lettere e degli eventuali allegati indirizzati al Teatino con luogo e data di provenienza. In caso di mancanza di elementi identificativi del soggetto il curatore ha ovviato mediante la regestazione della unica lettera o di quella più significativa.
Traspare così, dai nominativi elencati e dai ragguagli che li corredano, il vasto mondo politico, ecclesiastico e culturale con cui Paciaudi fu in corrispondenza, nonché la quotidianità della sua non comune esistenza. Resta solo il rammarico che un enorme mazzo di lettere [...] toccanti lo stato delle cose di quel tempo come ebbe egli a scrivere ad Antonio Cerati siano state distrutte dal Paciaudi stesso durante il domicilio coatto del 1771-72, quando maggiori erano i timori di rappresaglie da parte del Duca e del nuovo partito al potere. Tali lettere, come altre distrutte dal Bodoni secondo l'ipotesi del Farinelli tra quelle che potevano nuocere alla memoria dell'amico e benefattore, o altre ancora presumibilmente disperse durante la prolungata permanenza presso la famiglia del grande tipografo, avrebbero costituito sicuramente un carteggio, di ben più vasto spessore e una fonte di straordinaria importanza per una migliore comprensione dell'età delle riforme in Italia e della realtà europea del secondo Settecento.
Rimane ora da augurarsi che, con la medesima accuratezza con cui Farinelli ha portato a termine il catalogo dei corrispondenti, venga al più presto pubblicato quello dell'epistolario paciaudiano, pure esso conservato per la più parte presso la Palatina. L'uno e l'altro risulterebbero strumenti indispensabili per la realizzazione di Una auspicata ed auspicabile biografìa del versatile e poliedrico collaboratore del Du Tillot, che consentirebbe di gettare nuova luce su quell'irripetibile periodo di storia ducale, a ragione definito il secolo d'oro di Parma .
GIOVANNI GONZI
MARIA LUISA PLAISANT, Politica e amministrazione sabauda fra settecento e ottocento. 1. Le Prefetture in Sardegna (1776-1814); Cagliari, Istituto di Storia moderna dell'Università, 1983, in 8, pp. 104. S.p.
Da qualche anno Maria Luisa Plaisant si dedica allo studio della Sardegna sabauda, alle istituzioni che i Piemontesi vi introdussero e ai problemi legati alla politica delle riforme. Già neli'81 aveva pubblicato uno studio sulla creazione delle prefetture, limitato però ai progetti del 1776 e del 1806. Ora appare questo nuovo lavoro che si colloca più che degnamente nel panorama delle recenti tendenze storiografiche dirette ad approfondire la conoscenza delle istituzioni amministrative degli Stati preunitari. Il tema trattato è del massimo interesse, poiché proprio con la creazione delle prefetture si tentò di dare alla Sardegna una struttura moderna. Se si tien conto poi del fatto che l'argomento è stato poco studiato (oltre al citato precedente lavoro della Plaisant c'è solo un breve articolo d'assieme del Doneddu del 1980), ci si rende conto di quanto utile possa essere questa pubblicazione.
L'introduzione delle prefetture in Sardegna costituisce un aspetto non secondario della politica sabauda in generale e delle sue tendenze riformatrici in particolare, Si trattava di creare un apparato che, sull'esempio di quello piemontese, consentisse di amministrare meglio la giustizia. Il problema, aperto con la proposta presentata dal viceré Filippo Francesco Ferrerò Della Marmora nel 1776, trova soluzione solo nel 1807. Il ritardo nella realizzazione della riforma fu dovuto sia al disinteresse di Vittorio Amedeo III, sia alla