Rassegna storica del Risorgimento
MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
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1987
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Libri e periodici
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scarsa propensione del Supremo Consiglio di Torino a introdurre novità nell'isola. Non ultima causa del ritardo l'opposizione a questi progetti da parte delle forze conservatrici locali.
La soluzione venne (e forse fu alquanto precipitosa), quando nell'istituzione delle prefetture si vide la possibilità di avere a disposizione non solo uno strumento adatto all'amministrazione della giustizia, ma anche un mezzo per drenare le risorse dell'isola, in armonia con la politica di accentramento perseguita dall'assolutismo sabaudo. E fu proprio Vittorio Emanuele 1, il sovrano conservatore per eccellenza, che, costretto all'esilio in Sardegna a causa della bufera napoleonica, portò a compimento il progetto riformatore, destinato a determinare, non senza scosse e strascichi negativi, trasformazioni non certo trascurabili nell'isola.
11 prefetto fu in Sardegna caratterizzato da una duplice funzione: esso era contemporaneamente un giudice e un intendente. Godeva di una notevole autonomia e svolgeva una serie di funzioni il cui scopo era di governare l'isola con procedure vicine a quelle di uno Stato moderno. Infatti da un lato la funzione di giudice esercitata da un individuo non compromesso con gli interessi locali poteva contribuire ad eliminare i soprusi e gli abusi delle forze legate alle strutture feudali, dall'altro quella di intendente rispondeva all'esigenza di controllare il complesso delle risorse isolane grazie al censimento della popolazione e della proprietà, al prelievo fiscale, agli arruolamenti e alle operazioni di polizia.
Se l'istituzione non dette i frutti sperati, ciò fu dovuto a varie cause, soprattutto al fatto che essa era in gran parte inconciliabile con la situazione reale dell'isola, con la natura degli abitanti, con gli usi ancestrali. Essa aveva il difetto di non sorgere dal basso, di essere imposta dall'alto, di ridursi cioè, ancora una volta, ad un'azione di intervento estraneo, oseremmo quasi dire di tipo coloniale, se la parola non fosse pericolosa e, tutto sommato, deviarne. D'altra parte, come sarebbe potuto allora essere altrimenti? Le riforme venivano imposte per meglio dominare.
L'autrice esamina le caratteristiche del riformismo sabaudo in Sardegna, i primi progetti riguardanti l'istituzione delle prefetture, i pareri espressi a questo proposito in vari ambienti da parte di persone responsabili e infine l'editto del 4 maggio 1807, con cui si giungeva all'attuazione del progetto. 11 discorso si conclude con alcune considerazioni sul funzionamento dei nuovi organi sino al 1814.
La Plaisant padroneggia la ormai vasta bibliografia riguardante la Sardegna sabauda, come risulta non solo da questo studio, ma anche da un suo articolo apparso nell'83 nell'Archivio storico sardo. 11 pregio di questo suo lavoro sulle prefetture sta, oltre che nell'uso equilibrato della bibliografia e delle fonti edite, anche nell'utilizzazione dei documenti d'archivio. L'autrice ha infatti condotto ampie ricerche nell'Archivio di Stato di Torino e soprattutto in quello di Cagliari, del quale ha sfruttato i volumi degli Atti governativi e amministrativi e il fondo Segreteria di Stato.
Redatto in uno stile sobrio ed essenziale, tutto cose e riferimenti oggettivi, il volume della Plaisant rappresenta un ottimo e indispensabile strumento per chi voglia penetrare nella complessa situazione dell'isola in quel periodo e comprenderne tutti i risvolti. Fu quello un momento importante per la Sardegna, perché, amministrata per il passato quasi alla stregua di un territorio d'oltremare, fu, come abbiamo detto, sul punto di subire trasformazioni in senso moderno. Da quando era passata, dopo la crisi alberoniana, sotto i Savoia, che l'avevano ottenuta in cambio della Sicilia, fu sempre considerata come un'appendice secondaria dello Stato, tanto che nel 1784 Vittorio Amedeo III l'avrebbe volentieri barattata con ingrandimenti territoriali nella pianura padana. Essa era rimasta pertanto ncll'ormai secolare condizione di sfruttamento e di subordinazione, anche perché le clausole della cessione avevano imposto di lasciare immutata la situazione interna dell'isola.
Con l'istituzione delle prefetture si aprivano certamente, almeno in parte, nuove prospettive. Tuttavia le riforme, se da un lato contribuirono ad intaccare le strutture arcaiche della società sarda, dall'altro attivarono forme di severo assoggettamento degli strati più poveri della popolazione, determinando resistenze ed opposizioni.
Individuare esattamente la linea, su cui finirono per assestarsi le forze di segno opposto che allora agivano sulla realtà sarda, e seguirne l'evoluzione sarà il compito di