Rassegna storica del Risorgimento
MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno
<
1987
>
pagina
<
233
>
Libri e periodici
233
espansione, ma ricco di esperienze, quale è Castelfranco, è al tempo stesso un valido contributo alla comprensione di come singole situazioni locali si presentarono, con limiti, carenze, ma anche tradizioni e esperienze, al nuovo Stato unitario e ne costituirono una realtà di base da cui partire; realtà molto spesso, forse troppo, mortificate e tradite dall'imposizione di un sistema unitario e unilicante non sempre adeguato alle necessità contingenti.
11 lungo e complesso arco temporale affrontato dall'autore, compreso tra la seconda metà del secolo XV11 e l'unificazione nazionale, passando attraverso il turbolento e pur innovativo periodo napoleonico e la successiva restaurazione pontificia, permette di cogliere non sólo l'interesse per un settore, quale quello dell'istruzione, fondamentale per la vita politica e sociale, ma anche l'immagine socio-culturale di un territorio e la sua lenta evoluzione attraverso ben tre secoli di storia. Nel XVlil secolo, in quelli che io Sperandini dehnisce anni di torpore , si evidenzia una scuola, anche nei gradi elementari, limitata nella sua veste pubblica alle classi emergenti, essendo troppi gli ostacoli, di natura economica e culturale al tempo stesso, che si frapponevano e impedivano uno sviluppo della scolarizzazione dei ceti più propriamente popolari. Un primo superamento di una scuola al servizio dì una minoranza privilegiata, cui sporadicamente accedevano anche i più poveri gratificati dalla cristiana disponibilità di amministratori caritatevoli , pare realizzarsi in periodo napoleonico, quando con particolari disposizioni e regolamenti si stabilisce la gratuità della scuola, che dovrebbe così allargarsi fino a raggiungere l'obiettivo dell'alfabetizzazione totale, e si cerca di eliminare ogni equivoco tra intervento pubblico e privato. Molto spesso infatti non solo i ricchi ma anche i più poveri, non potendo fare rispettare ai figli l'impegno scolastico, erano costretti a ricorrere ad educatori privati e non sempre qualificati, per fare apprendere ai propri figli le norme elementari del leggere e dello scrivere. La preparazione di maestri qualificati alla professione fu un altro problema costante della scuola italiana, problema che si ripropose anche negli anni successivi all'unificazione nazionale e che si risolse solamente in età giolittiana quando lo stesso corpo insegnante prese progressivamente coscienza dell'importanza della propria professionalità e della necessità di un suo effettivo e reale riconoscimento. 1 numerosi interventi e tra tutti il Regolamento del 1812 che regolava le funzioni e la funzionalità della scuola elementare intesa nella totalità dei suoi componenti, tuttavia non ci debbono fare credere, come sottolinea l'autore, che risolvessero con un tocco di bacchetta magica il problema dell'alfabetizzazione. Pur valutando l'incremento scolastico suscitato dall'impegno delle autorità napoleoniche, i bambini che vanno a scuola costituiscono ancora una minima percentuale in confronto al totale di quelli in età scolare .
il restaurato governo pontificio, dopo un periodo iniziale in cui non si discosta molto da quanto avviato negli anni precedenti, a partire dal Regolamento di Leone XII e dal successivo Metodo Generale di Pubblica Istruzione e Educazione per lo Stato Pontificio, riattribuisce ai vescovi, affiancandoli ai pubblici amministratori per controllarne l'operato, la massima autorità sulla scuola. di nuovo non ci si pone più la domanda di quanti siano i frequentanti le scuole, bensì di come questi giovani vengano educati ad una giusta morale, scelta questa che fa sì che le materie di insegnamento privilegiate ritornino ad essere la dottrina cristiana, la morale e la retorica, escludendo qualsiasi tipo di istruzione scientifica o tecnica con gravi ritardi quindi per uno sviluppo economico del paese che in una società preparata e qualificata deve necessariamente trovare basi solide di partenza. solo negli anni delle guerre risorgimentali e in quelli immediatamente successivi delle annessioni che anche la scuola sì libera dalla staticità in cui pareva rinchiusa da tradizioni culturali e consuetudini del passato, per rinnovarsi e, come scrive l'autore nelle conclusioni, per intraprendere la strada per liberarsi dai vincoli che ne hanno frenato lo sviluppo e muovere in autonomia i primi passi verso l'obiettivo universalmente riconosciutole: la formazione di un cittadino libero e consapevole delle proprie funzioni civili, sociali e culturali in' seno ad una comunità in continua crescita proprio in virtù del suo apporto imprescindibile *.
FIORENZA TAROZZI