Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <234>
immagine non disponibile

234
Libri e periodici
La Favilla (1836-1846), a cura di GIORGIO NEGRELLI (Civiltà del Risorgimento, 22); Udine, Del Bianco, 1985, in 8, pp. 565. L. 30.000.
L'idea di pubblicare una raccolta di articoli tratti da La Favilla, il periodico che usci a Trieste dal 1856 al 1846, risale agli anni cinquanta, ai tempi cioè della piccola casa editrice Lo Zibaldone , fondata nel 1949 da Giani Stuparich e Anita Pittoni. Per un complesso di ragioni il progetto non potè essere realizzato. Ora finalmente questo materiale vede la luce nel ventiduesimo volume della collana Civiltà del Risorgimento, diretta da Giulio Cervani e Salvatore Francesco Romano, del Comitato di Trieste e Gorizia dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano.
11 Negrelli ci presenta un'ampia scelta di articoli, cronache e racconti che coprono tutto il periodo di vita del giornale. Molto opportunamente il materiale è stato diviso in sezioni a seconda degli argomenti trattati: letteratura, iniziative filantropiche, costumi, vita teatrale, industria, tecnica, cronache locali, ecc. All'interno di ogni sezione è stato quasi sempre mantenuto l'ordine cronologico.
Diciamo subito che la scelta è forse eceessivamente ampia: 171 pezzi fra articoli e racconti a puntate ci sembrano un po' troppi, anche perché molto materiale appare franca­mente mutile. Perché riprendere, ad esempio, le risibili novelle del DalTOngaro e della Percoto (che fu invece robusta scrittrice in friulano) che, lette oggi, possono solo offrire l'occasione per un impietoso e fin troppo facile esercizio dissacratorio, così piene, come sono, di un involontario umorismo? '
Ma, a parte questo, ci sono nella scelta operata dal Negrelli, molti articoli di un certo interesse: quelli, ad esempio, che affrontano i problemi allora di attualità (gli asili d'infanzia, le opere pie, le istituzioni caritatevoli, le riunioni degli scienziati italiani, la condizione femminile, ecc.); o ancora i pezzi riguardanti i progressi della navigazione a vapore, le comunicazioni ferroviarie e lo sviluppo dei traffici. È la Trieste industriosa e attiva che appare in questi articoli, con il suo Lloyd, le sue banche, le sue compagnie di navigazione.
La Favilla volle essere il portavoce della borghesia intraprendente che operava nella città di San Giusto, guidata dalla logica del profitto; una città che era diventata il polmone deE'impero, lo sbocco e il tramite di una massa enorme di energie e di iniziative, in cui, accanto alla vocazione cosmopolita, si era sviluppata una cultura fondamentalmente italiana, anche se con coloriture, sfumature e umori inconfondibilmente locali.
La Favilla, alla quale, oltre al Dall'Ongaro, collaborarono Luigi Carrer, Pacifico Valussi e Prospero Antonini, forni a quella borghesia un'identità, creando un modello cultu­rale in cui essa finì col riconoscersi.
Il giornale non ebbe vita facile nei primi due anni, soprattutto a causa degli interventi della censura. Le cose migliorarono a partire dal 1838, sia per merito del Dall'Ongaro e del Valussi, sia per l'allentamento della vigilanza censoria, sia infine per l'intervento finanziario di un mecenate. Il giornale divenne più vivace e contemporaneamente più ricco di contenuti.
Fra le pagine interessanti presentate dal Negrelli segnaliamo, oltre a quelle prece­dentemente citate, alcuni studi dedicati alla cultura dei popoli slavi, certe gustose cronache teatrali, un'autodifesa di Niccolò Tommaseo a proposilo del suo romanzo Fede e bellezza e la descrizione della visita della famiglia imperiale a Trieste nel settembre del 1844.
Certo, letti a centocinquant'anni di distanza, molti testi risultano alquanto noiosi, sovente intrisi di moralismo e decisamente provinciali. Un confronto col vecchio Conciliatore e col contemporaneo Politecnico non fa che mettere in evidenza i limiti di questo foglio. Tuttavia, se si accosta la Favilla a quel poco che esisteva precedentemente a Trieste, non si può non rilevare il salto di qualità che con essa si verifica, Ed è questo in fondo che conta.
Bene ha fatto pertanto il Negrelli a mettere assieme, con paziente lavoro, questa antologia. Chi vuol capire Trieste, il suo carattere di città cosmopolita e di frontiera, la sua cultura composita, ma sostanzialmente italiana, ha ora a disposizione un nuovo e utile strumento, il quale può dare della città un'immagine che, anche se non mette in evidenza