Rassegna storica del Risorgimento
MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
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1987
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Libri e periodici
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occupato in più di una occasione, non ultimo nel recente convegno di studio su II brigantaggio postumtario nel Mezzogiorno d'Italia i cui atti sono stati pubblicati sull'Archivio storico per le Provincie Napoletane (1983).
il volume si compone di diverse parti: nella prima l'Autore riferisce sui lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta nelle province meridionali attraverso le interessantissime lettere di Aurelio Salii alla moglie; nella seconda seguono le inedite Brevi e libere parole dell'avvocato Pietro Rossano nelle cause del brigantaggio ed espedienti a menomarlo e distruggerlo, quindi le Relazioni della Commissione d'inchiesta dei deputati Massari e Castagnola, lette nelle tornate segrete del 3 e 4 maggio 1863. Completano l'antologia: il testo integrale della legge sul brigantaggio, votata dal Parlamento nazionale il 15 agosto 1863; i pensieri di Aurelio Saffi sul Mezzogiorno d'Italia e le osservazioni fatte dalla Civiltà Cattolica alla relazione del Massari. Un'opera, quindi, didatticamente e culturalmente importante e in grado di fornire una visione corretta del fenomeno che per diversi anni richiamò l'attenzione di politici, intellettuali, economisti e storici di diversa estrazione e provenienza, senza per altro che la questione meridionale facesse un passo in avanti.
Ovviamente la parte più interessante è costituita dall'Introduzione nella quale T. Pedio, ricapitolando gli studi fatti, suggerisce alcune risposte alle domande fondamentali sul brigantaggio; anzi, il proposito di individuare una soluzione convincente al fenomeno più cruento e doloroso del Risorgimento, perché combattuto e represso dalle forze istituzionali dello Stato italiano, sembra essere il motivo di fondo della ricerca. Che cosa fu II cosiddetto brigantaggio, una vendetta sociale o la ricerca alternativa dell'autorità? Fu un inconsulto sovvertimento dei valori morali tradizionali o il braccio armato della polemica decentralista e antifiscale? Fu, per restare nel Meridione, la guerra interna della declassata borghesia borbonica, aiutata dai Francesi, contro lo Stato unitario a conduzione sabauda o il tentativo dì una diversa concezione, sul piano istituzionale, del rapporto città-campagna? Fu, infine, un insieme di conati anarcoidi o un modo, sia pure cruento, per evitare che il nuovo ordinamento si presentasse come una sorta di continuità storica tra restaurazione borbonica e moderatismo sabaudo?
Le testimonianze dei protagonisti, la pubblicistica del tempo e le riservate prefettizie rivelano chiaramente le cause che spinsero i ceti subalterni a contrastare l'azione della Destra storica, che i politici dell'epoca facevano finta di ignorare. L'Introduzione, pertanto, è considerevole perché ricca di stimoli, di interrogativi e di riflessioni come quando scrive: Eppure Milano e Napoli hanno subito le stesse dominazioni: spagnoli prima e poi austriaci oppure quando ricorda: Latifondo ed usi civici hanno sempre condizionato la storia del Mezzogiorno d'Italia: affrontati, ma non risolti dai Borboni di Napoli, regolati in maniera da aggravare le condizioni di vita dei contadini meridionali dalle leggi eversive della feudalità, promulgate durante il Decennio francese, lasciati insoluti anche dopo l'annessione delle province napoletane al Piemonte, essi hanno contribuito a rendere sempre più profondo il divario tra il Nord e il Sud della penisola .
L'impostazione metodologica suggerita, se adottata e perseguita anche da altri, potrebbe allontanare la storiografia da quella che R. Moscati chiamava la logica degli opposti estremismi, contestatrice dello Stato liberale, e verificare in concreto quello che dice l'Hobsbawn che, cioè, i briganti non insorgevano a difesa del regno dei Borboni reale , ma per l'ideale della società del buon tempo antico, simbolizzata naturalmente dall'ideale del Trono e dell'Altare (E. J. HOBSBAWN, / banditi, trad. italiana, Torino, 1971, p. 21). Ora che il brigantaggio possa essere stato in certe fasi del suo sviluppo e per certi aspetti anche uno scontro tra civiltà diverse è vero, ma sembra che il problema, sul piano storico, debba essere ulteriormente approfondito, ricostruendo innanzitutto i rapporti di proprietà e di possesso all'interno degli usi civici, delle confraternite laicali e dei luoghi pii, oltre che dei Monti frumentari e delle chiese ricettlzie.
T. Pedio ha una sua tesi, che è quella dei progressisti meridionali; la verifica continuamente in un complesso lavoro di analisi e di sintesi, prendendo in considerazione ora le diverse scanzioni temporali, dal 1860 ai primi anni del Settanta, e ora la mappa variegata delle situazioni regionali e subregionali.
ADELMO MARINO