Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <241>
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Libri e periodici
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Il saggio di Deo Dobrinov non riguarda, come i due precedenti, la politica gover­nativa, bensì la costituzione dell'Organizzazione rivoluzionaria interna maccdo-adrianopolitana unita, frazione di sinistra dell'antica ORIMA protagonista dal volger del secolo delle varie rivolte in Macedonia e sorta a nuova vita dopo che, alla fine della guerra, i territori macedoni erano stati annessi alla Grecia e al Regno serbo-croato-sloveno definitivamente e in misura ancora più ampia di quanto non fosse avvenuto alla conclusione (negativa per la Bulgaria) della seconda guerra balcanica. In realtà il peso politico della questione macedone in genere e dei macedoni organizzati nella vecchia Organizzazione continuò a giocare a favore di Stali revisionisti, come in parte fu l'Italia mussoliniana tanto da finanziare i rivoluzionari irredentisti macedoni. La costituzione di una frazione di sinistra ebbe necessariamente, per ragioni di contesto diplomatico e di oggettivo schieramento delle forze in campo, scarso rilievo, nonostante non mancasse nella storia dell'ORIMA una corrente socialisteggiante cui si lega, ad esempio, il nome di Jane Sandansky, assassinato da elementi di destra dell'Organizzazione già nel 1915, cioè circa dieci anni prima della scissione oggetto dello studio di Dobrinov.
Il gruppo più omogeneo di saggi riguarda i partiti politici nei primi venticinque anni di indipendenza (de facto che quella de iure si ebbe solo nel 1908) della Bulgaria. È anche l'argomento meno noto al pubblico internazionale e italiano. Elena Statelova, autrice di un volume sulla politica estera del Principato di Bulgaria dal 1879 al 1886,4) ha delineato il quadro delle forze politiche presenti nella Rumelia orientale (governatorato autonomo sotto diretta sovranità ottomana per volontà del Congresso di Berlino) dal 1879 sino all'unione con il Principato di Bulgaria nel settembre 1885. È un quadro di necessità non molto ricco: due soli i partiti, il conservatore unionista e il liberale. Il primo, popolare di nome e di fatto per il credito riscosso nel Paese nonostante esso rappresentasse in primo luogo gli interessi della borghesia agraria e di quella commerciale e industriale (questa ultima ancora ai primi passi), dominò la scena politica per quei sei anni, dando dopo l'unificazione con il Principato un ulteriore contributo alla vita politica di questo, seppure non in forma autonoma, ma confluendo in formazioni politiche nazionali. Con questa fase si passa al saggio di Stoico Grancarov sulle forze politiche russofile tra l'agosto 1886 e l'agosto 1887, cioè nel pieno della crisi dinastica che ebbe ripercussioni internazionali di non poco conto. Infatti i conservatori rumelioti si allearono nelle prime elezioni postunitarie (estate 1886) con il gruppo liberale russofilo di Dragan Cankov in opposizione al governo di Sofìa guidato da Petko Karavelov. Dopo i tumultuosi eventi dell'autunno 1886 (colpo di Stato contro Alessandro di Battenberg, controcolpo di Stato e suo richiamo a Sofìa, sua definitiva rinuncia al trono in mancanza dell'assenso di Pietroburgo e di un unanime consenso interno, presa di potere della Reggenza) i conservatori rovesciarono radicalmente le loro alleanze, accettando il principe Ferdinando di Coburgo, eletto per iniziativa della Reggenza e in particolare di Stefan Stambolov, l'uomo che reggerà le sorti politiche della Bulgaria sino al 1894 in maniera dittatoriale. L'analisi di Grancarov si sofferma sul campo di Agramente delle forze politiche russofile: e se i conservatori rumelioti (originariamente russofili) finirono con l'accettare il Coburgo, gli altri esponenti contrari alla Reggenza, avversa alla Russia* non dimostrarono grande omogeneità. Petko Karavelov. già Presi­dente del Consiglio sino alla caduta di Alessandro, pur dimostrandosi conciliante verso Pietroburgo, non intendeva rinunciare alla completa indipendenza del Paese e aveva collaborato al controcolpo di Stato per richiamare Battenberg. Era, la sua, una posi­zione di centro, intermedia che, a detta dell'autore, finì per isolarlo in un'epoca di duri contrasti più che di feconde mediazioni. Dragan Cankov che in altri tempi (1881) aveva dimostrato indipendenza verso Pietroburgo e fede in una democrazia parlamentare libera da vincoli (battaglia contro i poteri assoluti attribuiti sempre nel 1881 al principe Alessandro), ora era il più deciso russofilo, sino a sollecitare l'intervento armato della Russia, e insieme non esitava a chiedere dall'esilio riforme costituzionali antidemocratiche. Non è un caso che 1 suoi stessi seguaci in patria per più versi si differenziassero da lui.
O E. STATELOVA, Diptomaclfata na knjaSestvo Rtilgarija 1879-1886, Sofija, 1979.