Rassegna storica del Risorgimento
MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
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1987
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243
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Libri e periodici
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A chi ha qualche cognizione di tali problemi e in particolare dei rapporti tra mondo cattolico e ortodosso, con le loro profonde implicazioni politiche, all'epoca dei Risorgimenti nazionali, apparirà naturale quindi che un fautore dell'unione come il padre barnabita finisse per incontrare Strossmayer. Qui vi è però una piccola sorpresa per quanti scorrano le circa duecento lettere (inclusi alcuni telegrammi) raccolte dall'autrice. Il nucleo centrale di esse è certo costituito da quelle attinenti la missione di Tondini in Serbia tra il 1883 e il 1885. una missione che di per sé si ispirava almeno in parte all'auspicata unione delle Chiese. Tale idea fu ancora il movente della battaglia scientifico-teologica per l'unificazione dei calendari e il riconoscimento del meridiano di Gerusalemme come iniziale e universale che assorbì le energie di Tondini negli ultimi anni della sua vita. Eppure di unione in quelle lettere non si parla moltissimo. E spesso, quando se ne parla, il tono è sfiduciato soprattutto da parte di Strossmayer. Il combattivo prelato croato è convinto che l'idée de l'unite dans la mesure des temps est intimement unie à l'idée de l'unite universelle du genre humain et à l'unite divine, ma nel 1887 non esita a scrivere che l'unione è lontana parce que le Saint Siège et l*Eglise de Rome n'y est nullement préparée. Elle voudrait dominer et tyranniser et c'est un terrible anachronisme. Ma allo stesso tempo consiglia a suoi amici ortodossi di entrare nella Chiesa cattolica per vivificarla e restituirle un vero spìrito di cattolicità, liberandola de son nationalisme italien, qui l'étouffe.
Su questo argomento ci fu tuttavia una delle rare divergenze di opinioni tra i due religiosi, per il resto legati da affetto e stima (almeno a stare a quanto si scrivevano). I due si trovarono momentaneamente in disaccordo anche quando a Tondini sembrò che il suo protettore non avesse fatto tutto quanto possibile per impedirne il richiamo dalla Serbia nel 1885. Strossmayer replicò che egli non poteva disattendere i voleri del Sommo Pontefice e del suo nunzio a Vienna, oltre quelli dei governi serbo e austro-ungarico. Inoltre riteneva che Tondini almanaccasse un po' troppo sui motivi diplomatici del richiamo (che pure esistevano): ego vero hanc subtUem contorsìonem cum vera pietate et columbina simplicitate irreconciliabilem esse firmiter teneo... Roma locuta est, causa finita est . In verità quel richiamo fu una sconfitta per Tondini, ma anche per il vescovo croato, e una rivincita dell'Austria che aveva dovuto sopportare per due anni le iniziative religiose del barnabita del tutto sganciate dalla tradizionale protezione austriaca verso i cattolici di Serbia, anzi coinvolgenti Italia e Francia per il mantenimento del culto in alcuni centri ove notevole era la presenza di operai, soprattutto italiani, impegnati nella costruzione delle linee ferrate che avrebbero avvicinato Balcani ed Europa centro-occidentale.
E qui sì tocca una delle corde più intéressanti del volume e dello scorcio storico cui questo è dedicato. È facile infatti trovare molte tracce del nazionalismo (in senso ottocentesco) di Strossmayer, della caratteristica cioè che rende veramente peculiare la sua figura. Così è quando parla del parti jésuitique-tyrolien, qui nous a anatematisé, parce que auparavant nous n'avons pas voulu pousser en avant chez nous le germanisme , partito che influenza il bano di Croazia, l'arcivescovo di Agram (Zagabria) e persino Roma, mentre * condamne l'oeuvre des nos saints apòtres Cyrille et Methode et il se liera avec le diable pour éliminer de nos saints mystères la 1 angue slavonne . O quando accusa il capo politico, il bano Pajacevié, e quello religioso, l'arcivescovo, di non avere alcuna idea della destination providenticlle de notre nailon . E su questa strada va oltre: in occasione delle trattative per il concordato della Santa Sede con il Montenegro e, rispettivamente, la Serbia egli insiste per la concessione alle Chiese cattoliche locali del paleoslavo come lingua liturgica, che effettivamente fu ammesso presso i Montenegrini, anche per merito di Tondini. Riguardo alle meno fortunate trattative con la Serbia, nonostante assicurazioni contrarie di Tondini. Strossmayer si lascia andare al pessimismo e a sfoghi di ira: on traile à Rome aussi la race slave comme une race inférieure. désti nòe d'étre absorbée par une race royale magiare . Con Leone XIII non 6 affatto tenero, accusandolo di farsi esecutore dei decreti di Tisza e Khuen-Hcdcrvary. lasciando poi cadere la possibilità del concordato con Belgrado per pregiudizi e rispetto umano, secondo una linea d'azione della Santa Sede ispirata a infondata paura. Sono accuse che sembrano eccessive se si considera che Leone XIII, proprio su Ispirazione di Strossmayer e del gesuita russo Pavel Pierling, aveva proclamato Cirillo e