Rassegna storica del Risorgimento

MONETA ERNESTO TEODORO; SOCIALISMO ITALIA 1897-1902
anno <1987>   pagina <244>
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Libri e periodici
Metodio santi della Chiesa universale con l'enciclica Grande Munus del 30 settembre 1880.2> Gli strali del presule di Djakovo non risparmiano neanche le autorità politiche italiane, nonostante egli debba essersi accorto di come il suo interlocutore e corrispondente ami la propria patria. Nel 1887, in occasione della crisi bulgaro-rumeliota {in atto dal 1885). dopo aver auspicato che la Santa Sede non accetti di porsi come mediatrice tra le Potenze ( comment résoudre une question au contentement de tout le monde, quand la question est esscntiellemcnt slave, et quand à la solution d'elle veulent concourir les ennemis jurés des slaves? ). egli afferma decisamente che il ministrò degli Esteri Di Robilant fa il gioco delle Potenze tedesche e che l'Italia manca di uomini politici di grande levatura. L'Italie devrait continua dans l'ìntérét de sa propre indépendance, chercher amitié avec toute la race latine et toute la race latine devrait chercher toujours son appui dans la race slave. Sono parole che in parte ricordano quanto pochi anni prima erano andati affermando in Italia uomini come Carlo Michele Buscalioni, Errico Amante e Marco Antonio Canini e sembrano dette, in definitiva, a favore di Francia e Russia. D'altro canto negli ultimi anni del secolo Strossmayer non mancò di usare un tono un po' duro con il sempre entusiasta Tondini proprio per non dispiacere Pietroburgo. Il barnabita si recò infatti nella capitale russa nel 1894, con il consenso anche di panslavisti di punta come PobedonoSev, ma con ira di ambienti conservatori che mal tolleravano la sua propaganda a favore dell'unificazione del calendario. Il vescovo croato, senza mezzi termini, invitò Tondini a lasciare la Russia poiché, egli asseriva, il calendario là come altrove era intimamente legato alla fede religiosa e se lo zar avesse imposto una riforma in tale campo avrebbe suscitato reazioni e fermenti non dissimili da quelli creati dalla riforma di Nikon nel Seicento; e ciò proprio quando Russia (e Francia) dovevano prepararsi alla guerra ( atroce et terrible ) che credeva ormai prossima. Forse non è un caso che nella fitta corrispondenza vi sia, dopo quell'anno, un lungo intervallo sino al 1898: Tondini dovette sentirsi tradito e incompreso. Ciò a maggior ragione dal momento che egli si sentiva profondamente slavofilo ed era -giunto a scrivere: Le peuple, qui est à Votre Excellence si cher, sera cher aussi à moi. Se non bastasse quanto sinora si è detto (i concordati, la crisi bulgaro-rumeliota, la lotta della nazionalità croata, le relazioni internazionali della Santa Sede ecc.) ad arricchire quello che prima si è definito quadro di fondo o complessivo, vi è da soffermarsi ancora sull'iniziativa che più vide collaborare i due protagonisti del libro: la missione Tondini in Serbia. Questo paese era da poco assurto al rango di Regno in seguito alla pace di Santo Stefano e al trattato di Berlino, annettendosi nuove province, ma non la Bosnia e l'Erzegovina che invece erano state assegnate all'Austria-Ungheria in amministra­zione provvisoria. Vi era quindi fermento patriottico e risentimento contro Vienna che aveva represso manu militari la resistenza dei Bosniaci. Nel 1884 Tondini ricevette una confidenza .del ministro austro-ungarico a Belgrado, conte Khevenhiiller, riguardo al sospiro di sollievo che il diplomatico aveva tirato quando il principe ereditario austriaco, al termine di una visita, in Serbia, aveva ripassato il Danubio: nonostante alcune decine di arresti preventivi il timore di attentati era evidentemente grande. Ed ecco allora che la missione si trasforma in una partita a scacchi (come la definirà in seguito il barnabita) con Vienna, donde giungono disposizioni contradditorie tanto da mettere in forse più volte l'opera missionaria. Due ingegneri serbi dicono apertamente ciò che anche Tondini e Strossmayer pensano: L'Autriche s'opposerait de tout son pouvoir à ce que la Serbìe se fasse catholique, car il est de son intérfit à maintcnir au plus possible la desunion entre les Slaves. Su tale linea si collocano le voci che la diplomazia austro-ungarica fa correre a Belgrado circa l'ostilità presunta di Strossmayer a un concordato tra Serbia e Santa Sede (il presule avrebbe visto ridotta la sua giurisdizione) e i dubbi, evocati dalla stessa fonte, sul diritto del vescovo di Djakovo a inviare suoi rappresentanti nelle province annesse di recente alla Serbia e precedentemente amministrate dal vescovo di Prizren. Una questione certo molto complicata quando si osservi che un sacerdote inviato dal titolare di Prizren e respinto
zi ID., La riscoperta di Cirillo e Metodio nel sec. XIX e il suo significato anche di risorgimento nazionale, in Rassegna storica del Risorgimento, LXXII1 (1986), pp. 143-160 (in particolare pp. 156-158).